«Non dimenticate il delitto Bucco»

Il legale della famiglia del 53enne ucciso: colpevole senza nome
PESCARA. «Anziché giudicare le Procure, sull'onda mediatica di vicende di cronaca, sarebbe opportuno sostenerle sempre, così come si dovrebbero appoggiare quelle famiglie che a distanza di quasi tre anni ancora non sanno chi abbia commesso un omicidio a danno di un loro familiare». Lo ha scritto in una nota il legale della famiglia di Nicola Bucco, Alberto Faccini.
Bucco fu ucciso con tre coltellate, nel novembre del 2012, nella sua abitazione di Pescara, a meno di 300 metri dal luogo in cui mercoledì è stato ucciso, sempre con un'arma da taglio, il pasticciere pescarese Giandomenico Orlando. Il suo omicidio è ancora senza colpevole e il caso è tornato d’attualità negli ultimi giorni per la presenza di alcune analogie con l'omicidio di Orlando: dall'arma usata al luogo. In carcere, per l'omicidio Orlando - del quale nel pomeriggio di ieri si sono svolti i funerali -, è finito Giovanni Raffaele Grieco, che deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Venerdì, i deputati abruzzesi del M5S Vacca, Colletti e Del Grosso avevano annunciato un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia «per verificare l'operato della procura di Pescara», che non avrebbe valutato correttamente la gravità delle violente condotte di Grieco negli ultimi anni e negli ultimi mesi.
L'iniziativa, come da loro spiegato, è in relazione al fatto che, in seguito a episodi di aggressioni e minacce, «la questura», hanno spiegato i deputati, «avrebbe richiesto delle misure cautelari per Grieco e che queste non sarebbero state accolte dalla procura». La famiglia Orlando si è scagliata contro gli inquirenti sostenendo che la tragedia avrebbe potuto essere evitata.

