Non mandano i due figli a scuola: i genitori finiscono sotto processo

20 Settembre 2022

L’accusa della procura: senza un motivo valido, hanno impedito ai bimbi di frequentare le elementari La segnalazione è partita dalla preside. Ma il reato è punito con un’ammenda simbolica: 30 euro

PESCARA. Ci sono bambini che, nel 2022, non vengono mandati a scuola e restano privi persino dell’istruzione di base. Sembra una storia d’altri tempi, e invece è strettamente attuale, anche a Pescara. Succede vicino all’ospedale civile, dove vive una coppia originaria della Romania che ha impedito ai due figli di frequentare, rispettivamente, la prima e la seconda elementare. I genitori in questione, 26 anni lei e 24 lui, dovranno ora affrontare un processo: a firmare il decreto di citazione a giudizio è stato il procuratore della Repubblica Giuseppe Bellelli. Il prossimo 22 dicembre, i giovani coniugi – difesi dall’avvocato Corradino Marinelli – compariranno davanti al giudice di pace Raffaele Ferraro per rispondere di «inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori»: è l’articolo 731, uno degli ultimi del codice penale. Si tratta di un reato punito con un’ammenda poco più che simbolica, appena trenta euro, ma la vicenda dei due fratellini romeni – che oggi hanno otto e nove anni – fa alzare il velo su un’allarmante storia di degrado sociale che si sta consumando in una zona centrale della città, alle spalle della stazione ferroviaria.
L’ALLARME DELLA PRESIDE
Tutto comincia lo scorso febbraio, quando la dirigente di un istituto comprensivo (non indichiamo quale per tutelare l’identità dei bimbi) scrive al sindaco Carlo Masci, ai servizi sociali del Comune e al comando dei vigili urbani per segnalare i due casi di «abbandono scolastico». Una lettera viene inviata anche alla procura perché «il rapporto-scuola famiglia si mostra pressoché inesistente», raccontano le carte dell’inchiesta. La preside, infatti, ha attivato invano «le procedure per il ripristino della frequenza scolastica», ovvero comunicazioni scritte, solleciti telefonici e segnalazioni agli assistenti sociali. I sospetti della stessa preside sono aumentati nel momento in cui il papà dei bimbi ha presentato «versioni contrastanti circa la reale domiciliazione dei minori. In un primo momento asseriva che i bambini fossero all’estero a causa di un lutto, poi che la loro frequenza era stata ripristinata in Romania».
I CONTROLLI DEI VIGILI
A questo punto partono anche gli accertamenti del Gruppo di intervento nucleo anti-degrado della polizia locale di Pescara. E il genitore fornisce una terza versione, sostenendo che «i minori non avevano potuto frequentare la scuola per motivi familiari e che sarebbe stata sua premura ripristinare la frequenza scolastica in Italia». Pure un’assistente sociale del Comune di Pescara viene ascoltata come testimone, perché si è relazionata con la coppia nell’ambito di una richiesta arrivata dalla procura della Repubblica per i minorenni dell’Aquila, riguardante una terza figlia, la più piccola.
LE ACCUSE
Durante uno dei colloqui, il padre ha riferito all’assistente sociale che gli altri figli non vivono con lui perché sono dai nonni paterni in Romania. Quando la delegata del Comune ha chiesto notizie più approfondite sull’istruzione scolastica dei bimbi e le loro condizioni di vita, l’uomo ha tentato di troncare velocemente la discussione, mentre la moglie è rimasta in assoluto silenzio. Secondo il procuratore capo Bellelli, dunque, i due genitori vanno processi perché, «esercenti la patria potestà e con obbligo di vigilanza sui minori, omettevano, senza giustificato motivo, di fare loro impartire l’istruzione elementare».