«Non mandateci via» L’appello di 100 ucraini ospiti di Montesilvano

14 Novembre 2022

I rifugiati da marzo alloggiati all’Excelsior chiedono di poter restare E ripuliscono la pineta di Montesilvano: siamo parte della comunità

MONTESILVANO. «Non cacciateci». È l’appello rivolto dai profughi ucraini domiciliati a Montesilvano al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al presidente della Regione Marco Marsilio, al sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis, al prefetto Giancarlo Di Vincenzo e al presidente della Protezione Civile, Mauro Casinghini. Si tratta di 100 persone, soprattutto donne e anziani e circa 35 bambini, attualmente domiciliati nell’hotel Excelsior di Montesilvano, per la maggior parte dallo scorso marzo, nell’ambito del programma di accoglienza disposto dagli organi competenti. Profughi ai quali, nel mese di maggio, si sono aggiunti i rifugiati provenienti dalla città martire ucraina di Mariupol, toccando punte anche di 170 persone ospitate a Montesilvano. Un appello che arriva dopo il gesto concreto del gruppo montesilvanese, che due giorni fa è scesa in strada non per protestare, ma per mettersi a disposizione della comunità ripulendo la pineta di Montesilvano.
Una comunità di cui in questi mesi sono entrati a far parte, come scrivono in una nota, «mediante lo sforzo delle autorità regionali e locali, del personale della protezione civile e con l’aiuto di numerosi volontari». Così si è riusciti ad inserire tutti i bambini nel percorso scolastico, a completare il programma vaccinale, a iscriverli al sistema sanitario nazionale con un medico di base, e a dargli assistenza e orientamento per l’acquisizione del permesso di soggiorno temporaneo e del codice fiscale, a dare loro assistenza e orientamento con mediatori linguistici, a inserirli in corsi gratuiti per l’insegnamento della lingua italiana, ad immetterli in percorsi lavorativi, stage tuttora in essere. «Un discreto numero di rifugiati», fanno presente, «ha trovato piccole occupazioni lavorative nei tanti locali della costa pescarese oppure in famiglie del posto come badanti e baby sitter ma ciò, al solo fine di potersi permettere quanto di stretta necessità per le esigenze di vita quotidiana per sé e i figli minori. Dopo otto mesi, queste persone sono divenute una vera e propria comunità. Quasi tutte hanno mariti o padri direttamente impegnati nelle operazioni di guerra.Purtroppo, a seguito delle disposizioni introdotte dal decreto legge n. 21/2022 e dalla recente ordinanza della Protezione Civile è stata sancita la cessazione, entro il 20 novembre dell’accoglienza alberghiera, con dirottamento negli hotspot fuori dalla regione, in strutture che, per quanto è stato possibile già verificare dalla recente cronaca nazionale, appaiono oggettivamente inidonee ad accogliere donne e bambini».
Una prospettiva, che spaventa i profughi e tutto il gruppo di volontari che hanno assistito la comunità ucraina ospitata nell’albergo Excelsior di Montesilvano. Ed è per questo che chiedono che sia mantenuto l’attuale collocazione alberghiera, in quanto lo spostamento per gruppi famigliari gli farebbe perdere la rete di assistenza e protezione che hanno avuto finora. «Non va trascurato», fanno presente, «che lo spostamento dei rifugiati, soprattutto minori, comporterà, per questi ultimi, l’ingiusta dispersione delle conoscenze relazionali tra coetanei maturate, anche, di quelle acquisite nella parte finale dell’ultimo anno scolastico e di questo in corso nelle scuole montesilvanesi». Di qui l’appello, alla politica nazionale, regionale e locale, «affinché i profughi ucraini possano continuare ad usufruire dell’attuale sistema di ospitalità alberghiera».