Non solo caverne: al buio in cunicoli e canyon

A Raiano c’è il Canale delle Uccole di epoca romana, a Pennadomo le suggestive Placche dell’Oasi
Non solo grotte. In Abruzzo ci sono altri luoghi da esplorare calandosi sotto la superficie terrestre o infilandosi tra i crepacci delle pareti calcaree delle montagne. A Raiano, ad esempio, c’è il semisconosciuto Canale delle Uccole, un acquedotto costruito probabilmente in epoca italica, ristrutturato e ampliato sotto l’Impero Romano per dirottare l’acqua dalle sorgenti di Molina Aterno, in Valle Subequana, verso l’antica Corfinium. Il cunicolo, gioiello di architettura idraulica di più di duemila anni, è scavato totalmente nella roccia con 134 bocche, le “uccole” appunto, che permettevano di ispezionare la galleria che percorre a mezza costa le Gole di San Venanzio. Usata in epoca moderna per irrigare la piana di Raiano, si tratta di un’opera ingegnosa e affascinante, lunga 5,5 chilometri, che si può visitare parzialmente calandosi in una delle uccole fino al cunicolo principale, largo circa 80 cm e alto tra 1,50 e 1,80 cm. La stradina che fiancheggia l’acquedotto, anch’essa scavata nella roccia, è il più antico attraversamento tra la Valle Peligna e la Subequana. La visita al Canale si può effettuare con guide di diversi operatori turistici.
Altrettanto affascinante è un’altra opera idraulica di epoca romana, i Cunicoli di Claudio, costituiti da un canale sotterraneo lungo quasi sei chilometri, da sei cunicoli inclinati e trentadue pozzi verticali. L'imperatore Claudio li fece costruire tra il 41 e il 52 d.C per prosciugare il lago Fucino. L’imponente imbocco si trova a sud di Avezzano, ai piedi del Monte Salviano. Fino all'inaugurazione del traforo ferroviario del Frejus nel 1871, si trattava della più lunga galleria sotterranea al mondo. Rimasti ostruiti per mancanza di manutenzione alla caduta dell'Impero romano, i Cunicoli furono riaperti nel 1854, quando il principe Alessandro Torlonia realizzò un nuovo canale, ricalcando quello claudiano. Purtroppo i Cunicoli sono attualmente chiusi. Ci sono aperture occasionali, come la tre giorni di visite del maggio scorso, andate tutte sold out.
Pennadomo, in provincia di Chieti, ospita spettacolari falesie di durissimo calcare grigio e giallo. Normalmente frequentate da appassionati di arrampicata, le cosiddette “Penne”, che danno il nome al paese, sono luoghi dal fascino fuori dal comune anche per i turisti. È il caso delle Placche dell’Oasi, raggiungibili con un sentiero stretto e in discesa da percorrere con attenzione e scarpe adatte: al fondo del percorso si trova una parete liscia e verticale, affiancata da un’altra ciclopica lama di roccia che quasi vi si appoggia parallelamente, formando una strettissima galleria a cielo aperto, larga meno di un metro. Uno spettacolo unico e suggestivo.

