«Non subiremo le decisioni dell’Europa»

16 Luglio 2016

I balneatori sullo stop alle proroghe delle concessioni: così mettono in ginocchio migliaia di famiglie. Il governo ci aiuti

PESCARA. Migliaia di famiglie in difficoltà e blocco degli investimenti per i prossimi anni. Lo stop alle proroghe e le concessioni in scadenza «tolgono il sonno» ai balneatori pescaresi che prevedono scenari molto difficili se cala la scure della Corte di giustizia europea, che ritiene illegittima la norma sulle proroghe e si schiera a favore delle gare sull'affidamento delle concessioni. La categoria dice di «navigare in acque incerte» e chiede l'intervento immediato del governo centrale perché «non ci stiamo a subire passivamente le imposizioni dell'Europa».

Pierluigi Tucci, titolare de Il Moro, va dritto al cuore del problema: «Il mio lido ha 28 anni di storia, 4 famiglie sono impegnate 20 ore al giorno e ho 40 dipendenti. Se moltiplichiamo la mia situazione per circa 700, quante sono le concessioni della costa abruzzese e oltre 30mila a livello nazionale, viene fuori un numero impressionante di migliaia di persone che verrebbero messe in ginocchio. Questa storia ci sta togliendo il sonno e c’impedisce di guardare al futuro, che non esiste senza innovazione. È giusto che la concessione rimanga pubblica, ma io ho pagato migliaia di euro per il rinnovo fino al 2020, non sono un abusivo e un’eventuale proroga fino al 2017 è solo un provvedimento tampone».

Patrizia Di Girolamo, del lido La Capannina, chiarisce senza mezzi termini: «Non sono d'accordo sulle gare, perché, da dieci anni, da quando abbiamo rilevato lo stabilimento, abbiamo sempre investito per rinnovarci e quest'anno stavamo pensando di ristrutturare totalmente. Ma tra tasse demaniali, maltempo, mare inquinato, fornitori da pagare e direttive europee, possiamo investire al massimo su qualche pianta ornamentale. Se il mio stabilimento dovrà andare a gara, non ho più motivi per andare avanti. Questo lavoro è duro e il governo deve intervenire subito perché non possiamo subìre passivamente le decisioni dell'Europa».

Sono le multinazionali, il terrore dei balneatori: «Ritengo che la concorrenza sia sempre positiva» osserva Lorenzo Iulianetti, titolare de La Prora, 8mila metri quadrati di concessione, «perché permette aperture di mercati. Le gare non sarebbero un problema in sè, se le leggi venissero rispettate da tutti e se non ci fosse confusione sulla durata degli appalti. Ma è alto il rischio che arrivi la multinazionale di turno, si prende il litorale e non se ne va più. Anche se c'è da riflettere sul fatto che molte spiagge libere sono tali perché nessuno ha avuto il coraggio di comprare e investire». Per Paolo Farchione, de La Capponcina, «queste notizie sono mazzate per noi, le famiglie dei dipendenti e tutto l'indotto. Il settore ha bisogno di certezze, altrimenti ci portano via il lavoro di una vita, il governo deve accelerare per trovare una soluzione».

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