«Non venderemo più merce contraffatta»
I senegalesi sul nuovo mercatino: «È stata una battaglia lunga, ma ora ci comporteremo bene»
PESCARA. Bira Ndiaye, senegalese di Louga, attualmente impegnato come baywatch a Senigallia, è il vice presidente della comunità abruzzese che rappresenta 2000 senegalesi, 500 dei quali sparsi tra Pescara e provincia. Un centinaio di essi, prima dello sgombero nell’agosto 2015, erano ambulanti fissi da 25 anni.
Dopo tre anni riavrete il vostro mercatino. Soddisfatti?
Siamo contenti. E' stata una battaglia troppo lunga. Abbiamo perso il nostro mercatino per colpa di chi ha fatto cose sbagliate. C'era il commercio di prodotti contraffatti e il nostro errore è stato quello di non denunciare quel che accadeva sotto i nostri occhi.
I vostri connazionali smerciavano prodotti taroccati?
Si, erano senegalesi. Ma il problema è che non ci sono mai stati tanti controlli e quindi ognuno faceva quello che voleva. Ma adesso cambierà tutto.
Che cosa cambierà?
Che nessuno sgarrerà più. Adesso faremo le cose per bene e rispetteremo le regole. Ce la metteremo tutta per proteggere il nostro nuovo mercatino. Non siamo santi, ma vigileremo l'uno sull'altro.
I commercianti del centro hanno manifestato preoccupazioni su eventuali, futuri, comportamenti illegali della vostra comunità.
Non accadrà più. Ci controlleremo tra di noi e il Comune farà le sue ispezioni. Stiamo spiegando ai nostri che se uno di noi sbaglia, pagheremo tutti. Non venderemo più merce illegale: è la nostra promessa.
Prima dello sgombero si spacciava droga?
Queste erano le voci che giravano, ma i senegalesi non lo hanno mai fatto. E nemmeno c'erano giri di prostituzione.
Come avete reagito alle varie contestazioni e polemiche di questi giorni?
Abbiamo ascoltato e visto tutto. Pensiamo che la problematica sia stata strumentalizzata da questi partitini di destra, li lasciamo parlare, che ci lascino lavorare in pace.
Quanti eravate e quanti ambulanti sarete?
Eravamo un centinaio. Ora stiamo individuando chi ha i requisiti richiesti dal bando, con la licenza per vendere, prima di tutto. Abbiamo costituito un comitato, all’interno dell’associazione, per spiegare a chi non sa leggere e scrivere, come deve comportarsi e che questa è la nostra ultima opportunità, dobbiamo giocarcela bene.
Alcuni di voi hanno rinunciato a entrare nel bando?
Si, dopo tre anni senza lavoro, molti hanno preferito trasferirsi a Roma, Milano e in Francia.
Non temete di sentirvi ghettizzati sotto un tunnel?
No. Nel mercatino ci saranno anche bengalesi e nigeriani, non solo senegalesi. E tanti mercati si svolgono al chiuso. I pescaresi comprano da noi e molti vengono per conoscere meglio le nostre culture.
Come avete convinto il Comune a darvi uno spazio?
Non abbiamo dovuto convincere nessuno. Gli amministratori sono consapevoli che sarà un luogo che favorirà l’integrazione.
Perché non avete mai accettato di operare nei mercati rionali?
Non avevamo le attrezzature per spostarci continuamente.
Pagherete una tassa?
Non lo so. Alcuni, un posto vendita lo hanno comprato da anni.

