«Nu sem di Borgo sud», l’orgoglio del rione diventato un romanzo

22 Luglio 2021

Viaggio nel piccolo quartiere di pescatori celebrato nel libro della scrittrice Donatella Di Pietrantonio Vincenzo: «Ora i turisti vengono per comprare casa». Annamaria: «È cambiato, siamo rimasti pochi»  

PESCARA. «Nu sem di Borgo sud, lo diciamo a tutti con orgoglio, ovunque andiamo. Qui siamo nati, qui hanno vissuto le nostre famiglie, generazioni di pescatori, anche se ora siamo rimasti in pochi. Ma nessuno mai è andato via da questo angolo della città, che è separato dal resto, un altro mondo». Un piccolo mondo antico con le casette basse e colorate, con i giardini ordinati, gli orti che confinano con le cucine e le lunghe tavolate dove c’è sempre una sedia in più per l’ospite di passaggio, nelle quali ti accolgono come se ti conoscessero da sempre, con una ospitalità semplice, verace e affettuosa.
È il grande cuore del popolo della marina sud che si ricongiunge per fede e tradizione alla marina nord quando si tratta di festeggiare Sant’Andrea con una «devozione fortissima» e ricordare i loro morti in mare. Ultimamente, anche per Covid.
Via Paolo Thaon de Revel e piazza Luigi Rizzo, zona portuale che costeggia il lungomare Papa Giovanni: è tutto lì Borgomarino sud, ribattezzato semplicemente Borgo sud dalla scrittrice Donatella Di Pietrantonio, finalista Strega con il seguito dell’Arminuta (premio Campiello) che ha trascinato oltre confine il quartiere marinaro pescarese e lo ha fatto conoscere ai turisti italiani e stranieri «che adesso arrivano qui, scattano foto e cercano casa. È un’emozione bellissima, un richiamo mediatico che ci fa onore e per questo ringraziamo Di Pietrantonio» che nel suo libro ha raccontato i personaggi, ha rivelato gli idiomi, ha fatto notare le persiane verdi sempre chiuse, e fatto sentire gli odori del borgo centenario costruito in epoca fascista.
Dalle finestre al piano terra delle abitazioni scrostate arriva in strada il vociare delle famiglie intorno al desco. Si pranza e si cena quasi sempre all’aperto, in queste dimore a un piano o due, e non manca mai il brodetto di vongole, il pescato fresco «cucinato col ferfellone, la mort’ a su».
Come quello, succulento e abbondante, preparato per gli ospiti del pranzo di ieri, dai fratelli Vincenzo, con alle spalle anni di sacrifici sulla Ornello II e Cinzia Orsini (mamma di Angela e Stefano) 53 e 54 anni, nella casetta rossa con le panchine in strada per prendere il fresco la sera e la cassetta blu dei ricordi che improvvisamente riemergono nelle tante foto d’epoca custodite con cura. «Ecco mamma e papà» Isolina Di Giuseppe, scomparsa 4 mesi fa a 82 anni e Giovanni Orsini, “lu callarare”, genitori anche di Gina, Irma, Francesco e Kreshmir, «con loro quanti pranzi in barca, i bagni al largo, il pesce fritto, il vino della cantina e la sera alla festa di Sant’Andrea. E quante feste a piazza Rizzo, con la barca “Erminio padre” della famiglia Camplone divenuta simbolo del borgo, davanti alla chiesetta Gesù Maestro: la gara degli spaghetti, la corsa con i sacchi e i nostri giochi da bambini, a campana, ruba bandiera e nascondino».
«Nessuna rivalità tra le due marine, nord e sud, un tempo forse quando giocavamo alla cuccagna e non vinceva mai nessuno, ora siamo fortemente uniti» e fine della storia. Subito il pensiero corre a Mimmo Grosso, Giovanni Verzulli «che hanno tanto battagliato per la marineria» e l’ultimo scomparso, Nicola Gasparroni. Ma anche a grandi uomini come Erminio Camplone, detto Taja taja; Camine “Tarzan” Di Girolamo; Giacomo D’Ottavio, lu sgavizz. La cucina di Cinzia è separata da un muretto a vista. Dall’altra parte, senza filtri, perché è tutto aperto per potersi guardare in faccia, chiacchierare e scambiarsi piatti e pentole, c’è Cinzia Di Giovanni, originaria di Zanni, moglie di Luciano Ciaccio, che mostra la sua dimora con le reti al soffitto, il timone, il guscio di tartaruga e il granchio, “la vecchia” in gergo, alle pareti. Poco più in là, c’è il villino di Annamaria Ciferni, 78 anni, ex operaia della Saila di Silvi all’età di 11 anni, moglie dello scomparso Benito Scordella (“cippitello”), madre di Fausto a cui ha salvato la vita durante l’alluvione degli anni ’90 non chiamandolo, mentre dormiva, per andare in mare a lavorare; Francesco, Italo e Marco, «4 leoni di figli» dice orgogliosa mentre prepara per loro “le ciammariche”, 4 nuore e 11 nipoti. Ma Annamaria è l’amatissima “mamma” di tutti i bimbi, diventati grandi, del borgo. «Tutto è cambiato col tempo» racconta, «una volta eravamo come una sola famiglia. Ora siamo in pochi. Scappavo sempre sul faro per veder rientrare le barche. Con le mogli dei pescatori, una ventina, andavo a vendere il pesce con le scafette, oggi questa tradizione è quasi scomparsa, che peccato. E quando papà Emidio, contadino, arrivava a casa con le scorte di verdure, pane, farina, le donne del borgo che erano affacciate alle finestre, venivamo da me con il grembiule aperto e mi dicevano: ci dai qualcosa?. Ecco, questo è Borgo sud».