Nuova casa dello studente progettata da 4 giovani

7 Aprile 2019

L’AQUILA . È un percorso tra memoria e futuro, perché non c’è futuro senza memoria. È uno spazio emotivo che diventa anche spazio fisico, che nasce con l’esigenza di riconnettere l’esperienza del...

L’AQUILA . È un percorso tra memoria e futuro, perché non c’è futuro senza memoria. È uno spazio emotivo che diventa anche spazio fisico, che nasce con l’esigenza di riconnettere l’esperienza del dolore con la speranza. È di quattro studenti di ingegneria edile-architettura dell’Università dell’Aquila, prossimi alla laurea, “La duttilità è nella memoria”, il progetto che vuole dare identità nuova, ma senza cancellare il passato, a uno dei luoghi simbolo del terremoto del 2009: la Casa dello Studente. Il progetto ha vinto il concorso di idee bandito dal Comune e l’Università dell’Aquila, e il comitato dei parenti delle vittime. I progettisti oggi hanno 24 anni. Tre di loro, Davide Massimo, Lorenzo Micarelli, Marco Paolucci sono aquilani. Erano appena adolescenti quando furono costretti a confrontarsi con la realtà prodotta dal terremoto; Francesco Gabriele, invece, è di Isola del Liri, in provincia di Frosinone. «Ci ha aiutati molto», dice Davide, «il fatto che Francesco non ha vissuto direttamente quei momenti. Ci ha aiutati a capire come erano stati percepiti fuori». Erano ragazzini, e oggi che sono giovani adulti hanno sentito il bisogno di impegnarsi.
Nel crollo morirono Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein Hamade e Alessio Di Simone.
«Il progetto», spiega Davide, «nasce con l’intento di voler mantenere quel senso di vuoto che oggi caratterizza l’area. I palazzi che vi sono stati ricostruiti intorno rendono il vuoto ancora più evidente, e la nostra idea è stata quella di lasciare questa particolarità del luogo, per non sovrascrivere la memoria». Questo primo “livello” si concretizza in una sala della memoria all’interno della quale è stato mantenuto un tratto del muro originale (salvato dalla demolizione) della Casa dello Studente. Tante colonne inclinate senza un’apparente logica, spiega Davide, in una sala scura con al centro il muro, l’unico elemento realmente illuminato, un muro sempre separato dal visitatore che non potrà mai arrivare a toccarlo. «Totalmente contrapposta è sala del futuro», spiega il giovane progettista, «una sala lettura che può essere anche trasformata in sala delle esposizioni temporanee. La sala memoria ha un soffitto basso, quasi claustrofobico, quella del futuro è molto più ariosa, e anche a livello di geometrie è molto netta rispetto al caos della sala della memoria». La sala lettura si articola in un foyer, un ambiente studio da 40 posti, ed è collegata a un terrazzo esterno e a una stanza relax e ristoro attrezzata e autogestita, con macchinette del caffè e attrezzature per scaldare le vivande. Piccoli accorgimenti per rendere la sala lettura uno spazio realmente fruibile dagli studenti. Completano il livello i servizi igienici e la risalita meccanizzata, funzionale anche per i visitatori della sala della memoria. All’esterno, una sorta di collina naturale, un prato che si ricollega a via XX Settembre.
«Uno spazio pubblico da donare alla città», aggiunge Davide, «interrotto da una vera e propria spaccatura, una “frattura” con una gradinata che ridiscende a un livello un po’ più basso, la linea di confine che divide i due momenti. Sarà una gradinata assolata, per riconnettere Via XX settembre con le mura urbiche della città, il Borgo delle 99 Cannelle e il Parco delle Acque. Questo percorso pedonale sarà come “ostacolato” da grandi elementi neri come, fossero muri che stanno per cadere». Il significato simbolico è eloquente: per uscire verso il parco delle acque bisogna superarli, «e anche a livello metaforico», conclude Davide, «significa andare avanti verso il futuro». (a.bag.)