Nuova cava a Popoli Il progetto stamane al vaglio della Regione

Il Comitato per la valutazione di impatto ambientale stabilirà se andare avanti. Il Forum H2o: «È necessario»
POPOLI. Oggi il Comitato regionale per la Valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione si riunirà all’Aquila per decidere sulla fase di verifica di assoggettabilità a Via del progetto presentato dalla Umt Service srl per realizzare una cava da 400 mila metri cubi a Popoli, su monte Castiglione in contrada Somma, luogo raggiungibile dalle Svolte è situato sul versante che guarda verso Bussi sul Tirino.
Una estensione di territorio privo di vegetazione, battuto dai venti e quasi tutto soggetto ad uso civico, dunque di proprietà comunale. La pratica rimbalza da alcuni anni sui tavoli istituzionali e ora pare in dirittura d'arrivo. Sulla questione interviene il Forum abruzzese dell'acqua.
«In realtà», scrive in una nota il Forum H2o, «quello di oggi è solo un primo assaggio di quanto si rischia di avere nel futuro in quella zona, in quanto negli elaborati integrativi depositati recentemente dal proponente si evince chiaramente che il progetto è solo la prima fase di un intervento molto più ampio, esteso fino a 4 volte l’area interessata nel progetto in esame. Infatti», prosegue, «nella mappa depositata dalla ditta si riporta la zona che sarebbe interessata dall’attuale progetto, evidenziando che si tratta, testualmente, del “Limite area di prima fase di coltivazione”. L’area della concessione mineraria è molto più vasta e non può essere sfruttata per ora esclusivamente a causa del vincolo imposto temporaneamente sulle aree percorse dall’incendio del 2007. Oggi, scaduto quel vincolo di durata di 10 o 15 anni, a seconda della destinazione d’uso precedente all’evento, l’azienda potrà presentare un progetto di ampliamento». L’esame del Comitato regionale Via è preventivo alla vera Valutazione di impatto ambientale, che potrà essere o meno richiesta dal Comitato. Il Forum auspica che esso si esprima per l’assoggettabilità alla Via, poiché reputa «inaccettabile continuare a usare in maniera indiscriminata e senza pianificazione territori fragili della regione. Questo sfruttamento selvaggio», conclude la nota, «non fa che depauperare il nostro patrimonio paesaggistico, idrico e ambientale con un’economia che procede verso il passato in una direzione esattamente opposta alla reale valorizzazione del territorio».

