Nuova Pescara, è lite: quindici emendamenti contro il “poltronificio”

Entro il 30 agosto saranno pronte le proposte per cambiare lo statuto Ecco il piano per tagliare i consiglieri municipali ed eliminare gli assessori
PESCARA. Quindici emendamenti contro il “poltronificio” della Nuova Pescara. L’amministrazione comunale di Pescara, con un patto tra centrodestra, centrosinistra e M5S, si schiera contro l’asse Montesilvano-Spoltore. La partita della città unica da 180mila residenti, che dovrebbe nascere a partire dal 2027, si giocherà il prossimo 4 settembre dalle ore 17 quando ci sarà l’assemblea costitutiva chiamata a votare la bozza di statuto. Al dibattito parteciperanno tutti i consiglieri comunali di Pescara, Montesilvano e Spoltore, i tre presidenti del consiglio e i tre sindaci. Sarà un muro contro muro su tre fronti: numero dei consiglieri municipali, sì o no agli assessori nei municipi e nome della città.
Il termine per presentare gli emendamenti è fissato a mercoledì 30 agosto alle ore 14. La commissione comunale Statuto, guidata dal consigliere Claudio Croce (Forza Italia), si riunirà martedì alle 9 per scrivere le modifiche alla bozza di statuto da 116 articoli spalmanti in 56 pagine. Dopo la scadenza del 30 agosto, non si potranno presentare altri emendamenti: sarà possibile, invece, durante l’assemblea presentare sub-emendamenti. Con 75 politici presenti – l’assemblea verrà presieduta dal presidente del consiglio comunale di Pescara, Marcello Antonelli della Lega – sarà una maratona che proseguirà a oltranza, fino a notte e con possibilità che si arrivi al giorno successivo.
Di certo sarà un’assemblea sotto il segno delle polemiche. Prima di licenziare la bozza di statuto, era stato raggiunto un accordo tra le tre amministrazioni: la città sarebbe stata divisa in 4 municipi con 12 consiglieri per Spoltore (più il presidente) e 16 per Montesilvano, Pescara nord e Pescara sud (più il presidente). Ma, al momento del voto, Montesilvano e Spoltore hanno deciso di cambiare il testo e la bozza approvata, senza il voto di Pescara, prevede adesso 16 consiglieri per Spoltore e 24 per gli altri tre municipi con l’introduzione di una giunta a 4 assessori per municipio. Un accordo “tradito” che ha innescato la reazione di Pescara: gli emendamenti che saranno presentati prevedono un taglio a 10 consiglieri per Spoltore e 14 per gli altri tre municipi senza più assessori periferici. E Pescara ritiene di avere il coltello dalla parte del manico: se lo statuto licenziato dall’assemblea del 4 settembre non sarà ratificato senza modifiche dai tre consigli comunali, dovrebbe entrare in vigore lo statuto del Comune di Pescara, quindi senza municipi e senza consiglieri periferici. Una minaccia, secondo Montesilvano e Spoltore, che innescherà le proteste.
Sul nome, Pescara è ferma sul mantenimento del nome attuale mentre Montesilvano e Spoltore chiedono di inserire l’aggettivo “Nuova”. Su questo, interviene il consigliere comunale Udc Massimiliano Pignoli: «La città che nascerà dalla fusione dovrà chiamarsi Pescara. Non ci sono altri nomi da inventare o studiare. Non esistono a mio avviso alternative valide».
Riccardo Varveri dei Radicali commenta: «La Nuova Pescara è il fallimento dei partiti e la vittoria del campanile. Abbiamo chiesto il commissario per evidente incapacità dei politici locali a trovare un accordo che rendesse la Nuova Pescara una città-hub dell’Adriatico, dell’Italia e dell’Europa grazie alla sua rinnovata dimensione e al suo posizionamento geografico, oltre che al pregio paesaggistico e culturale. Nel nome del campanilismo si sta perdendo un’occasione rara».

