Nuova Pescara, c’è il sì al rinvio Anche Spoltore vota per il 2024

L’amministrazione Trulli si schiera con la linea di Masci e De Martinis: «Ma bisogna controllare i conti» Il Pd si appella alla Regione: «Deve assumere un ruolo di guida, ora basta al dispotismo di Pescara»
SPOLTORE. Alla fine anche il consiglio comunale di Spoltore ha votato per il rinvio della Nuova Pescara. Ieri pomeriggio, l’assemblea, con 12 voti a favore e due contrari, ha scelto di slittare la data di istituzione della nuova città unica al 1° gennaio 2024, così come hanno fatto Pescara e Montesilvano. Il consiglio si era riunito il 27 ottobre, ma aveva preferito rimandare la decisione, su richiesta del capogruppo Pd Savino Di Nicola, che aveva parlato di troppi dubbi e perplessità da fugare. «Questi 15 giorni aggiuntivi hanno consentito di prendere più consapevolezza», ha chiarito. «L’invito che facciamo alla Regione è a riassumere un ruolo di guida di questo processo, nell'interesse di tutti e non di un'amministrazione dispotica come quella di Pescara».
«La decisione che si assume è storica anche perché tra i tre Comuni coinvolti in questo progetto, Spoltore è quello che ha più da perdere», ha affermato il sindaco Chiara Trulli che ha poi sintetizzato tutti gli «atti preliminari che devono precedere la fusione: l’analisi puntuale dell’organizzazione dei tre Comuni; atti della pianificazione strategica della nuova entità; una ricognizione di contratti, convenzioni, partecipazioni pubbliche e degli strumenti di programmazione finanziaria; l’esame dei bilanci, dei tributi. Non possiamo arrivare a una fusione a freddo. La Nuova Pescara, se deve essere, deve portare benefici ai cittadini. Dobbiamo difendere il nostro territorio e da domani ci batteremo».
Anche il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani, che ha più volte ribadito la contrarietà al rinvio, ritenuto «assolutamente insufficiente», ha dato il suo voto positivo: «Faccio parte di una maggioranza e voto per senso di appartenenza», ha dichiarato. «Personalmente sono sempre stato contrario alla fusione, ma come amministratore non posso ignorare il risultato referendario, né accettare la fusione così come si sta prefigurando. Questa legge ha evidenziato tantissimi limiti, dobbiamo capire se i cittadini avranno dei vantaggi dalla fusione e questo sarà possibile solo partendo dall’unione dei servizi. Ho sempre chiesto una clausola di salvaguardia, per cui se non dovesse funzionare l’esercizio associato, allora si dovrebbe rinunciare alla fusione stessa. Il rinvio al 2024 serve a dare alla Regione il tempo di ripensare la legge e prolungare questo processo».
Dalla minoranza, il consigliere Marco Della Torre, che ha etichettato il rinvio nello scorso consiglio «inappropriato e generatore di spese inutili», pur dichiarandosi favorevole allo slittamento, ha scelto con il suo gruppo di abbandonare l’aula, «perché contrari a questi teatrini della politica, al rimandare solo perché non si è d’accordo». Il no è arrivato da Pierpaolo Pace, polemico con Matricciani «che a parole dice di essere contrario, ma poi nei fatti dimostra altro», e Giulia Zona, capogruppo di InComune, che nella scorsa seduta aveva proposto un ordine del giorno, approvato, per mettere dei paletti su ciò che chiede Spoltore con un documento da inserire nello statuto. «Non è sufficiente un anno per fare tutto quello che serve alla fusione», ha detto.

