Nuova Pescara, dal governo i primi 10 milioni per la fusione

L’annuncio del presidente della commissione Finanze al Senato, D’Alfonso: ora bisogna lavorare E il senatore chiama in causa la Provincia affinché supporti i Comuni, la Regione e l’Università
PESCARA. Lo sblocco dal governo di 10 milioni di euro per il 2022 e il 2023, e poi altri 10 milioni all’anno per un totale di 10 anni di sostegno alla Nuova Pescara. L’annuncio è arrivato da Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze in Senato, che lancia così il suo messaggio diretto a diversi protagonisti della fusione che negli ultimi tempi stanno valutando uno slittamento del processo al 2027. Con le corpose risorse in arrivo, un qualunque rinvio per il senatore «sarebbe solo una soluzione “pescaricida”. Bisogna operare affinché si aiutino i tre consigli comunali, assediati quotidianamente dalle emergenze. Bisogna iniziare a cantierare. Non è un problema se si chiede del tempo in più, purché si cominci a lavorare e non solo con riunioni degli organi collegiali politici, ma con le strutture amministrative burocratiche dedicate al progetto». Per il senatore una soluzione potrebbe arrivare dal coinvolgimento della Provincia, «un livello di governo che non è vinto dalle emergenze, affinché supporti i Comuni. Mi aspetto che il presidente della Provincia, (Ottavio De Martinis, ndc) convochi un luogo di collaborazione dove possiamo contribuire tutti. Chiediamo alla Regione di sostenere questo processo prevedendo figure specifiche».
Ricordando che nella predisposizione della legge, ci fu il coinvolgimento dell'università di Teramo, D’Alfonso ha stimolato il rinnovo della collaborazione con il mondo accademico. «Evitiamo di fare come gli studenti scadenti, che pensano sempre che il prossimo appello sia quello giusto. Cominciamo a studiare».
Il rinvio fine a se stesso non avrebbe senso con le novità che arrivano da Roma, con l'imminente approvazione «grazie alla collaborazione di tutti i parlamentari, nel dl Energia, benzina, accise e Ucraina», di norme che riguarderanno la possibilità di partecipazione per i consiglieri a commissioni e assemblee dei tre Comuni, con permessi retribuiti come accade per i singoli enti, e lo stanziamento di «5 milioni di euro per il 2022, 5 per il 2023 e 10 per gli anni successivi. La proposta di rinviare al 2027, senza demonizzazione, non deve nascondere la volontà di non fare nulla».
Sul tema della fusione è intervenuto anche il mondo sindacale. «Siamo ben consci che spetta alla politica saper tradurre in atti amministrativi le aspettative dei cittadini, ma una buona politica non può non confrontarsi con le espressioni del territorio, né può permettersi di perdere ulteriore tempo rispetto al tanto, forse troppo, già trascorso», affermano i segretari provinciali di Cgil, Luca Ondifero, della Cisl Franco Pescara e della Uil Fabiola Ortolano. «Abbiamo chiesto già da un paio di anni l’apertura di un confronto con le Istituzioni, affinché si desse seguito all’espressione popolare referendaria e alla legge regionale istitutiva della Nuova Pescara. Una grande opportunità legata all’altra grande opportunità del Pnrr, che messe insieme dovrebbero coinvolgere le istituzioni tutte, gli amministratori locali, la politica, i corpi di rappresentanza, la società civile, per avviare un confronto condiviso in un grande processo di trasformazione e di sviluppo del territorio verso una nuova dimensione moderna, sostenibile, europea», concludono.

