Nuova Pescara. FdI: sì al referendum nel 2027 Ma il partito non si schiera

Il voto all’Emiciclo non spazza le scorie nel centrodestra: tensione con Forza Italia
PESCARA
Il voto di giovedì scorso in consiglio regionale, con il centrodestra tornato unito dopo le liti interne, non ha spazzato via tutte le scorie accumulate sui due terreni di scontro: il rinvio della fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore al 2029 e sulla possibilità di aprire la breccia dei sub-ambiti nei 4 ambiti provinciali dei rifiuti. Si capisce da una frase che Leonardo D’Addazio di Fratelli d’Italia: «Ci tengo a sottolineare che, in consiglio regionale, tutti abbiamo votato per il rinvio della fusione al 2029 e tutti abbiamo votato anche la risoluzione che prevede il referendum nel 2027 e, quindi, adesso nessuno si deve smarcare, nessuno. Il messaggio è chiaro», dice D’Addazio nella sala riunioni al 7° piano del palazzo del consiglio regionale, a Pescara. Il destinatario sembra Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale di Forza Italia che, dopo il voto della risoluzione targata FdI per ridare la parola ai cittadini nonostante il referendum già svolto nel 2014 quando vinse il sì con il 64%, sembra prendere le distanze.
Sulla città unita da quasi 200mila residenti, il centrodestra procede in ordine sparso. E FdI annuncia che i suoi avranno la libertà di scelta: se il referendum si rifarà davvero – come stabilisce la risoluzione firmata da D’Addazio, Luca De Renzis e dal capogruppo Massimo Verrecchia e approvata dal centrodestra – il primo partito d’Abruzzo non farà campagna elettorale e non indicherà ai cittadini se votare per il sì alla fusione oppure per il no.
«Ridiamo la parola ai cittadini attraverso un referendum da tenere in concomitanza con le elezioni politiche del 2027, garantendo così la massima partecipazione», dice De Renzis, «vogliamo capire definitivamente qual è la volontà della cittadinanza e, ovviamente, attenerci a essa».
Tra tutti i Fratelli d’Abruzzo, il deputato Guerino Testa sembra l’unico a credere davvero nella “Nuova Pescara”: «Parliamo della fusione più grande da realizzare nell’era repubblicana che porterà alla nascita della 19ª città italiana, traguardo di notevole importanza. È naturale che vi sia una pluralità di pensieri e ciascuno ha una posizione più che legittima, anche all’interno del nostro partito, ma basta nascondersi dietro un dito. Il progetto di fusione è stato oggetto di un emendamento di proroga e va avanti con forza e senza esitazioni». Testa appoggia il referendum: «In caso di conferma del sì, il processo di fusione riceverà ulteriore slancio e anche i più recalcitranti dovranno prenderne definitivamente atto. Far coincidere il voto referendario con le Politiche è una scelta intelligente, poiché si presume una grandissima affluenza di elettori. FdI sta dimostrando grande senso di responsabilità, vedendo nella nascita della Nuova Pescara un evento storico da realizzare ponendo tutte le condizioni ottimali».
«L’obiettivo del referendum non è far saltare la fusione», aggiunge D’Addazio, «ma rappresenta un modo per chiudere le divisioni e le discordie esistenti tra i cittadini e tra gli amministratori, così da giungere a un risultato chiaro e inequivocabile». E D’Addazio sottolinea: «Il corpo elettorale è profondamente cambiato: pensiamo ai bambini che nel 2014 avevano 6 anni e che oggi, maggiorenni, hanno la possibilità di votare, contrapposti a chi purtroppo non c’è più».
Nel centrodestra però le fibrillazioni restano e una distanza con le posizioni di FdI emerge da una nota di Forza Italia in cui si arriva a mettere in discussione anche il referendum appena votato: «Il rinvio al 1° febbraio 2029 rappresenta un ulteriore allungamento dei tempi, che non possiamo considerare un traguardo», recita dice Christian De Lellis, segretario provinciale dei Giovani di Forza Italia, «auspichiamo che si possa lavorare per ridurre la proroga e arrivare alla nascita della nuova città nel minor tempo possibile. Le difficoltà organizzative vanno affrontate con pragmatismo, senza perdere di vista l’obiettivo finale: costruire una realtà amministrativa più forte, efficiente e competitiva. Ancora meno condivisibile», continua il forzista, «è il tentativo di riproporre un referendum sulla fusione. I cittadini si sono già espressi nel 2014: perché chiedere loro di tornare alle urne sulla stessa questione, invece di lavorare per dare seguito a quella volontà?». E allora per capire i rapporti (tesi) in maggioranza ci si potrebbe fare una domanda: ma su un tema così delicato, fino a provocare una crisi nella maggioranza regionale, i Giovani di Forza Italia hanno concordato il loro intervento con i big del partito?

