Nuova Pescara, ora è scontro Il voto a rischio ostruzionismo

Polemica sulla proposta di legge che rinvia la fusione al 2027, protesta il Pd: nostre proposte ignorate Martedì il dibattito: potrebbero arrivare centinaia di emendamenti. Sospiri: non ci saranno ritardi
PESCARA. «Non c’è stata la volontà di accogliere nessuna delle nostre proposte e il centrodestra dovrà assumersi la responsabilità politica di aver allontanato la Nuova Pescara al 2027 e di non aver reso irreversibile il processo di fusione». È tranchant il giudizio che arriva dal gruppo consiliare regionale del Pd attorno al progetto di legge di modifica della norma di istituzione della Nuova Pescara che approderà in consiglio regionale martedì prossimo. «La nuova legge istitutiva è estremamente rigorosa, puntuale e fissa scadenze e paletti precisi», ribatte il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, «sono certo che una lettura più attenta del testo definitivo che martedì prossimo approderà in aula convincerà anche i colleghi consiglieri dei partiti di opposizione circa la sua validità, facendo cadere, al netto dell’ostruzionismo politico, quegli emendamenti che non devono produrre inutili superfetazioni e complicazioni, ma dovrebbero snellire e sburocratizzare le procedure».
VERSO IL VOTO La seduta che si terrà a Pescara si preannuncia calda e tutt’altro che semplice con il centrosinistra che aveva già presentato più di 600 emendamenti, e che lo rifarà se non si troverà un accordo prima. Nella commissione Bilancio in Regione, il centrodestra martedì scorso ha presentato un subemendamento che riscrive attraverso un unico articolo e 46 commi l’intera legge. La manovra ha fatto decadere tutti i 1.546 emendamenti presentati delle opposizioni (oltre 800 erano arrivati dal M5S). Ma se il centrodestra si è detto soddisfatto di aver accolto alcune delle richieste arrivate dalle minoranze, il Pd parla di «atteggiamento arrogante che ha chiuso la porta a qualunque proposta», hanno detto in conferenza Antonio Blasioli e Silvio Paolucci. «Ci avevano chiesto un atteggiamento costruttivo in vista della creazione di una nuova città e invece hanno riscritto la legge facendo decadere tutte le nostre proposte. Martedì torneremo in aula a Pescara e sarà l’occasione di ribadire le nostre idee, che erano migliorative e capovolgevano l’impostazione data dal presidente del consiglio regionale Sospiri».
LE NUOVE REGOLE Il subemendamento approvato in commissione prevede lo slittamento al 2027 dell’istituzione della nuova città, se entro il prossimo settembre si accorperanno almeno 3 servizi e se l’ok arriverà dai presidenti di giunta e consiglio regionale. «La Nuova Pescara non deve essere considerato come un qualcosa da rinviare al 2027, ma un obiettivo da perseguire», dicono. «Nella nostra impostazione si cercava di arrivare alla fusione entro il 2024, rimettendo la possibilità di rimandare solo per motivi oggettivi. Intendevamo riempire il percorso tra il 2024 e il 2027, con scadenze e relative sanzioni in caso di inadempienza, con il chiaro obiettivo di evitare che nel 2026 ci si ritrovi nella situazione attuale, ovvero con un lavoro tutto da assolvere e un ritardo tali da rendere necessaria un’ulteriore proroga». Il riferimento dei due consiglieri è alla data del 31 luglio 2026 inserita come step di verifica (l’unico successivo a quello di settembre prossimo) in cui tutti i servizi dovranno essere associati pena la nomina di un commissario che provvederà all’istituzione del nuovo Comune dal 2027. «Nel 2024 ci sarà una nuova legislatura regionale», evidenziano, «e le norme si possono cambiare. Farla stringente oggi renderebbe difficile modificarla radicalmente domani, mentre il disegno di legge così com’è stato concepito è a maglie larghe e pone dei tempi legati solo a calcoli politici».
LE PROPOSTE DEL PD Tra le proposte del Pd c’era l’istituzione di un ufficio regionale delle fusioni per accompagnare i 3 Comuni nel processo, ma anche la nomina di commissari da associare agli 11 servizi da unificare che si sarebbero dovuti pronunciare sull’eventuale slittamento al 2027, «eliminando la discrezionalità dei due presidenti, tanto più che Marsilio avrebbe già dovuto commissariare, per legge, la procedura di fusione, mentre non lo ha fatto per motivi politici», rimarcano. Anche lo statuto, che nella legge Sospiri, deve essere elaborato entro il 31 ottobre 2023, per il centrosinistra doveva diventare un punto cardine per ottenere lo slittamento e «non più rivedibile fino alla nuova assemblea dei tre Comuni e invece non è così».
PARLA SOSPIRI «Da parte di tutti è arrivata una richiesta chiara: la fusione si deve fare, non si può tornare indietro, e per dare ulteriori certezze in tal senso ci hanno chiesto di anticipare anche qualche data e scadenza, ribadendo il ricorso a commissari ad acta in caso di inadempienza di uno o più dei tre Comuni. Abbiamo accolto volentieri alcuni suggerimenti che riteniamo di immediata applicazione, ferma restando la volontà e il parere che ora dovrà esprimere il consiglio regionale e, soprattutto, la consapevolezza che comunque una legge può sempre essere ulteriormente migliorata lasciando saldi i suoi punti fermi. A fronte di tali modifiche gli emendamenti dell’opposizione non erano dei validi rafforzativi della norma, ma rappresentavano forzature cavillose. Sono certo che le perplessità più fosche del Pd sono infondate: il processo di formazione della nuova città andrà avanti spedito, senza intoppi né ritardi né incertezze.

