Nuova rete ospedaliera, un altro stop

Il documento è top secret, Forza Italia fa saltare la commissione. E Paolucci (Pd) attacca
PESCARA. «È più facile conoscere i piani segreti di Putin che leggere le 80 pagine del nuovo piano ospedaliero della Regione Abruzzo», sbotta un esponente della maggioranza. Solo a voce, il piano top secret, è stato illustrato qualche giorno fa in una riunione nella sede dell’Agenzia sanitaria regionale. A chi ne ha chiesto una copia è stato risposto: «No, se no diventa pubblico prima del tempo». Così Forza Italia ha reagito nei confronti dell’assessore leghista alla Sanità, Nicoletta Verì, facendo saltare la commissione regionale di giovedì prossimo che avrebbe dovuto dare il via libera al più importate degli atti della Sanità perché ridisegna la rete degli ospedali. La maggioranza però non fa trapelare nulla del retroscena che invece scatena la reazione dell’opposizione.
«È di nuovo saltato tutto per i litigi in maggioranza», sbotta il capogruppo Pd, Silvio Paolucci, «niente più confronto in Commissione che avrebbe dovuto analizzare il documento della rete ospedaliera 2019-2021 nonostante sia obsoleto quando si dovrebbe addirittura discutere della programmazione 2022-2024».
Le 80 pagine stravolgono la precedente bozza, quella dei Dea di 2° livello, i super ospedali Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo uniti funzionalmente su una carta che non esiste più. In sintesi il nuovo piano riporta indietro la macchina del tempo con quattro ospedali principali tutti allo stesso livello. Ma questo non può aver armato Forza Italia contro l’assessore leghista.
Il motivo del colpo di mano è nella parte del piano che definisce tutti gli altri ospedali abruzzesi, quelli di secondo livello, in particolare i declassati, come per esempio Guardiagrele, relegato per sempre a ospedale di comunità. Negare le carte persino agli alleati dunque ha un significato: evitare che siano conosciute da quei territori penalizzati.
Svelato l’arcano torniamo a Paolucci. Che è durissimo quando definisce il nuovo piano «una rete inapplicabile, perché il Covid ha letteralmente cambiato i parametri della sanità ospedaliera e territoriale». Secondo il capogruppo dem, l’atto è stato «ridisegnato solo per cancellare le scelte della giunta precedente di centrosinistra». Cioè dallo stesso Paolucci, ex assessore alla Sanità, che incalza ancora: «Questa maggioranza ha già collezionato quasi 90 milioni di debito sanitario per il 2020, mentre 500 milioni di euro sull’edilizia sanitaria sono bloccati dall’inizio della legislatura». E tocca il fulcro del problema: «Lecito chiedersi che stanno facendo in un momento così cruciale in cui sarebbe dovuta già partire la programmazione post pandemica», dice, «mentre nei servizi territoriali si accumulano decine di migliaia di interventi, prestazioni, visite specialistiche, screening. Una realtà che non può essere sottovalutata da chi governa perché, finito il Covid», sottolinea Paolucci, «dovremo fronteggiare quest’altra emergenza, che sarà grandissima. E dovremo farlo insieme all’emergenza sociale ed economica, essendo l’Abruzzo la regione che ha scontato più prescrizioni, a causa della sfida al governo ingaggiata dal presidente Marsilio che finora ci ha dato solo 28 giorni di permanenza in zona gialla, anche quando avevamo dati accettabili». Paolucci ricorda di aver «gridato affinché la campagna vaccinale anti-Covid volasse e tornassero attivi reparti ospedalieri e servizi sanitari territoriali per effettuare anche l’altra sanità, legata a patologie diverse dal Covid» E conclude: «Ma se una commissione che deve analizzare un documento già vecchio si arena, come si potrà dare risposte al diritto di cura che finora è stato così sottovalutato e che è importante per la ripartenza?». (l.c.)

