Nuova sede regionale, indagato Mascia

31 Luglio 2015

Sotto inchiesta per abuso 14 tra politici, dirigenti regionali e comunali e imprenditori. Coinvolti anche Antonelli e Sorgi

PESCARA. Quattordici indagati per un affare da 42 milioni di euro reso possibile dal cambio di destinazione d’uso di un immobile in costruzione lungo via Tiburtina, a Pescara, vicino all’aeroporto: da uffici privati a uffici pubblici. Politici, dirigenti regionali e comunali, imprenditori sono indagati per l’operazione della City, l’edificio bloccato nell’area dell’ex fornace Tinaro che dovrebbe ospitare la nuova sede della Regione Abruzzo. Ieri, sono arrivati gli avvisi di garanzia in un’inchiesta partita da un esposto del consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari. Tra i coinvolti, per abuso d’ufficio, l’ex sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, e l’ex assessore all’Urbanistica Marcello Antonelli, entrambi di Forza Italia, esponenti di spicco della Regione come Antonio Sorgi, l’ex direttore generale già finito ai domiciliari per l’appalto del cimitero di Francavilla, Pierluigi Caputi e Carla Mannetti.

L’indagine della squadra mobile, guidata dal capo Pierfrancesco Muriana, coordinata dalle pm Mirvana Di Serio e Annarita Mantini, scava in un’operazione avviata nel 2010, quando la Regione dell’allora governatore di Forza Italia Gianni Chiodi ha pubblicato il primo bando per cercare una nuova sede già pronta, e che la giunta Pd del presidente Luciano D’Alfonso sta continuando a portare avanti come testimonia l’ultima riunione di sabato scorso. Il bando di Chiodi, però, è rimasto senza esito e ha partorito, nel 2011, una seconda selezione per trovare immobili anche in costruzione. Ed è qui che si inserisce l’Iniziative immobiliare srl, la società dell’imprenditore Marco Sciarra, da poco guida pescarese dell’Ance, anche lui indagato per il reato di abuso edilizio con il titolare dell’impresa costruttrice, Giovanni Pagliarone della Imar (attualmente in concordato preventivo). Adesso, Sciarra è socio di maggioranza con il 34% delle azioni seguito, poi, da altri estranei all’indagine ed entrati in seguito: l’imprenditore Giuseppe Girolimetti con il 20% delle quote, il presidente del Pescara Calcio Daniele Sebastiani con il 12%, gli imprenditori Mauro Angelucci e Alessandro Acciavatti con il 10% e, gli imprenditori, Parnazzini e Paglione con il 7% ciascuno.

La ditta di Sciarra, infatti, aveva da poco cominciato i lavori per cancellare il degrado dell’ex Tinaro e farne un centro direzionale di uffici privati con un parcheggio di scambio ceduto al Comune. Una destinazione d’uso, però, in contrasto con la sede della Regione.

I dirigenti della Regione sono accusati perché, dice l’accusa, avrebbero «sospeso» l’iter della procedura «al solo fine di consentire al privato di avanzare istanza di variazione della destinazione urbanistica»: avrebbero, quindi, congelato la selezione in attesa del via libera del Comune.

A seguire, nel maggio 2012, la ditta di Sciarra ha chiesto all’allora amministrazione Albore Mascia di cambiare la destinazione d’uso. Una domanda, però, resa complicata dal piano di rischio aeroportuale che, a fine 2012, ha messo limiti alle altezze degli edifici nella zona della Tiburtina: il piano dice no a sedi istituzionali, dà lo stop a nuovi interventi e rende possibile solo la «riconversione» di strutture esistenti. Secondo l’accusa, Albore Mascia e Antonelli avrebbero promosso «fattivamente» una delibera per «semplificare la procedura» del cambio d’uso. Un cambio d’uso, da uffici privati a pubblici, che per l’accusa significa un «carico antropico» maggiore, cioè un uso più intenso dell’immobile. Inoltre, ad Albore Mascia e Antonelli è contestato di aver «delegato al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico». Per questo, gli inquirenti arrivano a dire che «all’Iniziative immobiliari abruzzesi è stato procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale» e cioè «gli atti autorizzativi» per la costruzione e il «favorevole esito» dell’operazione.

Quando l’inchiesta è partita, Sciarra ha affermato: «Abbiamo già l’autorizzazione dell’Enac, era già stata rilasciata nel momento in cui si era deciso di realizzare in quell’area uffici privati. Se l’autorizzazione andava bene per gli uffici privati, andrà lo stesso bene per gli uffici pubblici».

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