Nuove Camere, all’Abruzzo 13 seggi

1 Ottobre 2019

Questi gli effetti del progetto di legge M5S sul taglio dei parlamentari

PESCARA. Comunque vada con la legge elettorale: sia essa proporzionale pura o maggioritaria pura, resta in campo il taglio dei parlamentari previsto dal disegno di legge del Movimento 5 Stelle che il 7 ottobre andrà in aula per il via libera definitivo. La riforma prevede il taglio netto di 345 parlamentari.
Il disegno di legge costituzionale prevede 400 deputati e 200 senatori elettivi. Per l’Abruzzo vorrà dire passare da una pattuglia di 21 parlamentari a 13. Nello specifico la rappresentanza della nostra regione passerebbe alla Camera da 14 deputati a 9, per il Senato da 7 seggi a 4. Entro 400 deputati e 200 senatori, i deputati eletti nella Circoscrizione Estero diventano otto (anziché 12); quattro i senatori (anziché 6). Non solo: la riduzione dei senatori comporta la riduzione del numero minimo di senatori eletti per regione. Questo numero minimo regionale (o per ciascuna Provincia autonoma) è previsto dal disegno di legge pari a 3 (anziché 7). Nulla cambia per il Molise (2 senatori) e la Valle d'Aosta (1 senatore), che mantiene anche il deputato che già aveva.
Il taglio decorre dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della riforma costituzionale. A seguito della riforma, il numero degli abitanti per deputato aumenta da 96.006 a 151.210. Il numero di abitanti per ciascun senatore cresce da 188.424 a 302.420(assumendo il dato della popolazione quale reso da Eurostat).
Sull’approvazione del taglio non ci sono molti dubbi, perché è la pietra angolare sulla quale si è costruita l’alleanza tra M5S e Pd. La questione aperta e più spinosa è quella dei collegi, anche perché impatta direttamente con l referendum promosso dalla Lega e richiesto dai Consigli regionali di otto regioni tra cui l’Abruzzo.
Le regole attualmente in vigore prevedono per la Camera 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali; per il Senato 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali. Il disegno di legge costituzionale non interviene su questa materia, che è rimessa alla legislazione ordinaria. Che cosa accadrà se la Cassazione prima e poi la Corte costituzionale dovessero accogliere il quesito referendario e mandare gli italiani alle urne in primavera? Nessuno oggi può dirlo con certezza. (u.c.)