Nuove pensioni, quota 100 resiste Ma da gennaio assegno inferiore

11 Settembre 2020

Non sarà una stangata ma solo un ritocco. Verso la proroga anche Ape sociale e Opzione donna Tra le ipotesi c’è quella di favorire l’uscita anticipata dei lavoratori che rischiano il contagio da Covid

L'AQUILA . Conto alla rovescia per la riforma delle pensioni. Chi lascerà il lavoro dal 1° gennaio 2021, percepirà un assegno inferiore. Non si tratta di una stangata, ma di un lieve ritocco al ribasso delle indennità, dovuto all'applicazione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, per il biennio 2021/2022, che sono stati rivisti e modificati. Poco meno di quattro mesi ed entreranno in vigore le nuove regole, con "Quota 100" che va verso la riconferma ancora per un anno, ma con delle penalizzazioni. Di seguito una mappa su come potrebbe cambiare l'accesso alla pensione.
IPOTESI SUL TAVOLO. Il ministero del Lavoro ha pianificato una serie di incontri con i sindacati per discutere e valutare i cambiamenti al sistema pensionistico italiano che entreranno in vigore dal prossimo anno. Sul tavolo le proroghe di Ape e Opzione Donna, e, soprattutto, il dopo Quota 100, la cui sperimentazione triennale termina a inizio 2022. Manovre che dovranno tener conto del Recovery Fund che, inevitabilmente, implicherà un maggior controllo da parte dell’Unione Europea sulle riforme che l’Italia metterà in campo a partire da questo mese. Ma il costo della proposta potrebbe avvantaggiarsi dei 3-4 miliardi risparmiati da Quota 100, le cui domande si sono finora rivelate inferiori alle attese.
CALENDARIO APPUNTAMENTI. Dopo la pausa forzata del negoziato tra sindacati e ministero del Lavoro, dovuta al lockdown, i sindacati si preparano a evitare un "aggiustamento" di qualche passaggio della legge Fornero, spingendo per una «vera e propria revisione della legge, che dia stabilità al sistema nei prossimi anni».
Il primo confronto con il Governo è fissato per il 16 settembre, data in cui verrà affrontato il nodo cruciale di "Quota 100", il sistema che consente di andare in pensione anticipatamente a coloro che hanno almeno 38 anni di contributi e un'età anagrafica minima di 62 anni.
Il primo confronto servirà ad avviare la discussione sulle misure da inserire nella legge di Bilancio, che saranno varate dal 1° gennaio 2021, anche sulla base delle richieste contenute nella piattaforma unitaria stilata da Cgil, Cisl, Uil.
LE URGENZE. La legge di Bilancio prevede l’avvio di due commissioni che si occuperanno dei lavori gravosi e della separazione nei conti generali tra assistenza e previdenza. I gruppi di lavoro si sarebbero dovuti insediare prima dell'estate, ma la scaletta degli appuntamenti è saltata a causa del Covid, che ha costretto ad una lunga pausa forzata.
APE SOCIALE. La piattaforma dei sindacati chiede la proroga dell’Ape sociale anche per il prossimo anno, estendendone la platea alle attività cosiddette gravose o usuranti e a quei lavori che, per loro natura, sono maggiormente esposti al rischio del contagio da Covid-19. Tra le altre richieste, l’estensione della possibilità di accesso alla pensione precoci per tutti i lavoratori per i quali si ipotizza l’estensione dell’Ape Sociale. Le organizzazioni sindacali sostengono, con forza, il progetto di quota 41, che consentirebbe di accedere alla pensione, tutti e con assegno pieno, con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica.
RICONFERMA QUOTA 100. Quota 100 potrebbe essere confermata, ma con delle penalizzazioni. Per approntare la riforma c’è ancora tempo, visto che "Quota 100" scade a fine 2021, ma Bruxelles intende capire, a stretto giro, quale sarà l’orientamento del Governo, prima del varo della manovra di bilancio per il 2021: si dovrà aprire il dibattito su una misura che non piace alla Germania e che ha molti detrattori anche in Italia. L'altra faccia della medaglia è che si tratta di una manovra "poco onerosa".
E l’Italia, in questo momento, non può permettersi ulteriori debiti. Il Governo ha lasciato intendere che «non sarà possibile confermarla così com'è, né cancellarla di colpo, pena lo scalone con le regole della legge Fornero che prevede la pensione a 67 anni o con 42 anni e 10 mesi di contributi, penalizzando così molti lavoratori». L’introduzione di un meccanismo flessibile permetterebbe di salvare Quota 100 e le uscite dal mondo del lavoro già a partire da 62 o 63, anni di età, con un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Età che potrebbe scendere anche a 36 anni.
Chi sceglierà questa possibilità, avrà una penalizzazione, con una riduzione del trattamento pensionistico del 2,8 -3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia prevista per la pensione di vecchiaia, cioè 67 anni. L’aggancio alle pensione, però, sarebbe calcolato con il sistema contributivo puro.
OPZIONE DONNA. In discussione anche la proroga di "Opzione donna", introdotta per la prima volta dalla legge Maroni del 2004 e prorogata dalla legge di Bilancio 2020. La formula permette alle lavoratrici dei settori pubblico e privato di richiedere la pensione anticipata, attraverso un assegno calcolato esclusivamente sulla base dell’età contributiva.
Con questo meccanismo, le lavoratrici possono andare in pensione anticipatamente se nel 2020, a 58 anni o nel caso delle lavoratrici autonome a 59 anni, hanno raggiunto 35 anni di contributi, da calcolare entro il 31 dicembre 2019. In caso di proroga, le lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1962 e le lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1961, con almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2020, potranno accedere alla pensione anticipata.
La trattativa in corso potrebbe anche rappresentare l’occasione per sciogliere il nodo sulla questione previdenziale dei contratti di part-time verticali: questo tipo di lavoro, svolto soprattutto da donne, prevede che per raggiungere la soglia della pensione si lavori rimanga, inevitabilmente, ancorati al mondo del lavoro per molti anni in più.
FLESSIBILITÀ IN USCITA. Garantire un’adeguata flessibilità di uscita dal mondo del lavoro, introducendo anche dei meccanismi di premialità per le donne, rimane l’obiettivo-chiave per la prossima riforma delle pensioni.
A far discutere, nell’ambito della trattativa tra Governo e sindacati, è in particolare il ricalcolo contributivo: le parti sociali vorrebbero preservare la quota retributiva eventualmente maturata, per evitare penalizzazioni troppo pesanti che potrebbero arrivare perfino al 30%, in alcuni casi.
In cima alla lista delle priorità ci sono le pensioni dei giovani: l’esigenza è di assicurare un assegno adeguato a fronte di carriere discontinue e stipendi bassi. Da rivedere anche temi legati al reddito dei pensionati, la 14esima, la rivalutazione degli e la pensione complementare.
PENSIONE DI VECCHIAIA. Chi raggiunge, nel corso del 2020, il requisito dei 67 anni di età, che è stato innalzato rispetto ai precedenti 66 anni e 7 mesi, e ha versato almeno venti anni di contributi matura il diritto alla pensione di vecchia. Un diritto che scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, o di quello in cui viene raggiunto anche il requisito di anzianità assicurativa e contributiva, nel caso in cui alla data del compleanno i requisiti richiesti non risultano già soddisfatti. Lo scatto di cinque mesi non si applica ai lavoratori addetti alle mansioni gravose con almeno 30 anni di contribuzione, che potranno andare in pensione con 66 anni e 7 mesi.
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