Nuovi casi: altri 7 positivi Tutti scoperti a Pescara

Gli esperti sono in attesa. Albani: tra 15 giorni sapremo gli effetti delle riaperture Dall’Aquila una buona notizia: dimesso da Terapia intensiva l’ultimo paziente
PESCARA. Altri sette casi, tutti in provincia di Pescara. I risultati degli ultimi test confermano come l'emergenza coronavirus colpisca in particolare l'area metropolitana. Nelle altre province il contagio è azzerato. Il totale dei pazienti affetti da Covid-19 in Abruzzo sale così a 3.212.
In costante aumento i guariti, che superano quota 1.500. Al laboratorio della Asl di Pescara è ufficialmente entrato in funzione il macchinario in grado di eseguire fino a 2.400 test al giorno. Il dispositivo, uno dei più innovativi a livello nazionale, consentirà di far partire una vera e propria mappatura del territorio.
CASI SOLO A PESCARA. I sette nuovi casi sono emersi dall'analisi di 1.313 tamponi: è risultato positivo lo 0,5% dei campioni (mercoledì 0,9%). I casi fanno tutti riferimento alla Asl di Pescara, provincia più colpita del centro Sud Italia. Riguardano non solo il capoluogo adriatico, ma anche località limitrofe. Il totale pescarese sale così a 1.506. Invariato invece, il dato complessivo delle altre Asl: 246 all'Aquila, 814 a Chieti, 646 a Teramo. Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 1.272: 45 in meno di mercoledì.
GUARITI. In costante aumento il numero dei guariti o dimessi, che superano quota 1.500. Sono cinquanta in più solo nelle ultime ore e 1.549 complessivamente. Per quanto riguarda i pazienti ancora in cura, 175 (-10) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva e cinque (-1) in terapia intensiva. Si è svuotata, tra l'altro, la rianimazione dell'ospedale G8 dell'Aquila: ieri è uscito dalla terapia intensiva l'ultimo dei pazienti che si trovava nel reparto. Tutte le altre persone attualmente positive, 1.092 (-34), sono in isolamento domiciliare. Dopo che mercoledì, per la prima volta, non si erano registrati decessi, ci sono due vittime recenti: un 98enne di Chieti e un 81enne di cui non si conosce la residenza. Il bilancio dei morti sale a quota 391.
IL SUPERMACCHINARIO. Ieri è finalmente entrato in funzione, al laboratorio di Pescara, il supermacchinario in grado di eseguire fino a 2.400 test al giorno.
Di tecnologia americana e produzione cinese, il dispositivo era arrivato in Abruzzo nelle scorse settimane. Dopo il montaggio e il settaggio, effettuato da remoto con la collaborazione di ingegneri americani, sono state eseguite tutte le prove del caso. Si tratta di un dispositivo cosiddetto “aperto”. Vale a dire che, seguendo i protocolli, può essere utilizzato con vari tipi di reagenti. Questo dovrebbe scongiurare il rischio per il laboratorio di restare senza i materiali necessari per l'esecuzione dei test. «È uno strumento decisamente nuovo ed è uno dei pochi in grado di fare questi numeri, dando la possibilità di non rimanere scoperti in materia di reagenti, uno dei problemi attuali a livello globale», afferma il virologo Paolo Fazii, direttore della struttura pescarese, «Siamo partiti con un numero basso di test, anche perché la richiesta in questo momento non è eccessiva. Man mano aumenteremo la capacità. Il macchinario», spiega ancora l'esperto, «consentirà di eseguire una mappatura del territorio e di sottoporre a tampone molte più persone, a partire dalle attività produttive e da tutti coloro che per lavoro o per contesto in cui vivono hanno continuato ad avere contatti ravvicinati anche durante il lockdown».
TEST SIEROLOGICI. Il laboratorio sta eseguendo anche i test sierologici. Fazii, però, sottolinea che «la sierologia da sola non va fatta, perché può essere fuorviante. Deve essere contestuale al tampone, unico strumento diagnostico. Questa patologia, infatti, è molto particolare e bisogna stare attenti a non commettere errori».
Per quanto riguarda i numeri degli ultimi casi, il virologo si dice convinto che «se anche nelle prossime settimane e durante l'estate si mantengono valori così bassi si tratterà di un buon risultato». Il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani, sottolinea che saranno necessari «una quindicina di giorni per valutare l'impatto della riapertura sull'andamento della malattia».
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