Nuovi disagi, uno sportello per i danni

Via all’iniziativa di Confcommercio per aiutare le attività rimaste senza luce: sì ai risarcimenti. E nei locali spuntano le candele
PESCARA. Confcommercio ha attivato uno sportello per raccogliere le istanze e la rabbia di cittadini, balneatori, albergatori e commercianti danneggiati dal black out di due giorni fa che ha mandato in scacco mezza città, tra la Madonnina e il centro, con scorte alimentari gettate ai rifiuti, affari saltati, negozi e locali chiusi nelle ore di punta oppure aperti ma costretti a ricorrere alla luce fioca (seppur romantica, in altre circostanze) delle candele.
Ieri le interruzioni di corrente sono proseguite a macchia d’olio, in centro. Colpite prevalentemente le aree tra corso Umberto, via Firenze, via Fabrizi dove i computer sono andati in tilt, i supermercati e i ristoranti vincolati dai gruppi elettrogeni per non bloccare il servizio alla clientela.
Nel pomeriggio E-Distribuzione ha fatto sapere che la situazione è tornata alla normalità già dalla tarda mattinata e che le linee, precedentemente sovraccaricate, «sono state messe in sicurezza con una serie di dispositivi e manovre di protezione» per evitare il ripetersi di situazioni simili.
Una città ferita, in un caldissimo giorno di giugno, mentre si sta risollevando dall’emergenza pandemica e che ora presenta il conto a E-Distribuzione, l’azienda di erogazione dell’energia elettrica che ha spiegato la doppia natura del disservizio: alla Madonnina gli interventi sulle cabine elettriche erano programmati da tempo. Ma la comunicazione dello stop all’energia elettrica non è arrivata nei giusti tempi e modalità, così gli esercenti. In centro, invece, il guasto è stato conseguenza di un sovraccarico delle linee elettriche. La combinazione dei disagi, tra il lungomare e il quartiere della movida, è stata esplosiva. I centralini dei vigili del fuoco, e del Centro, sono andati in tilt. Numerose le segnalazioni di anziani costretti a rientrare a casa, ai piani alti, senza poter usare gli ascensori, bloccati.
L’azione legale, promossa da Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, che nei giorni scorsi aveva anticipato l’avvio di una class action per ottenere il risarcimento dei danni, si è tradotta nell’apertura di uno sportello (085 4313620), a partire da ieri, dove incanalare le istanze dei cittadini ed esercenti che hanno subito danneggiamenti di varia natura. Il servizio resterà aperto (anche ai non associati)per qualche giorno, dalle 8,30 alle 13 e dalle 15 alle 17. Ieri pomeriggio dopo le 18 avevano già chiamato oltre 50 commercianti insoddisfatti. Incaricati di redigere gli atti, gli avvocati Luigi Salciarini e Stefania Centorame e gli esperti di economia fiscale Laura Lancia e Piero Eramo. «Procediamo con l’azione legale perché quanto è successo non debba mai più ripetersi», attacca Padovano, «la società che cura l’erogazione della corrente avrebbe dovuto prevenire il guasto con interventi di corretta manutenzione, non mettere le pezze dopo. Accettiamo le scuse, con i giusti riconoscimenti. L’anno scorso è successa la stessa cosa a Francavilla, ma nessuno ha risposto alle mie lettere. Con la class action intendiamo porre fine alle azioni superficiali, tanto più che in molti hanno subito la doppia beffa perché non sono riusciti a trovare i generatori».
Sarebbero serviti a Carlo Miccoli, titolare del Bar excelsior di corso Umberto, che giovedì sera ha acceso le candele per illuminare il locale al buio: «Peggio di me, che sono rimasto pure senz’ acqua e ho dovuto buttare nell’immondizia le torte, i locali della movida quasi tutti chiusi. Inconcepibile. Eppure paghiamo anche fino a 1500 euro al mese di bollette. La corrente è tornata alle 22 e 21 minuti, ma noi siamo rimasti dentro il locale fino a mezzanotte per riattivare i compressori». Per sei ore, la gioielliera Vincenzina De Sanctis, vice presidente di Confcommercio, è rimasta chiusa nel suo negozio di via Firenze, bloccato dalle porte allarmate. «Ma fuori», racconta, «era un brulicare di negozianti che spostavano carrelli di viveri da un locale all’altro. Pure i tabaccai hanno dovuto svuotare il frigo con i gelati sciolti. La città era spettrale, buia, circolavano solo le auto della polizia. E quando è tornata la luce si è udito un boato di giubilo». Lorenza Cassano, titolare di Laboratorio 13, abbigliamento in via Galilei, è stata costretta a «chiudere in anticipo perché al buio non riuscivo a mostrare la merce ai clienti. In giro tanto movimento, ma i negozi del centro erano chiusi. Un danno economico e d’immagine incalcolabile».

