Obesità e disturbi dell’alimentazione: a Popoli 2200 in cura

8 Ottobre 2016

Lunedì giornata nazionale di sensibilizzazione: anche l’unità del dottor Di Berardino a disposizione per assistenza e consigli

PESCARA. Il nome è Obesity day, ma più del nome è l’evento, e soprattutto i numeri che l’accompagnano, a fotografare un fenomeno in crescita che lunedì sarà sviscerato in tutta Italia nel corso della giornata nazionale di sensibilizzazione sull’obesità, “Obesity day” appunto.

In Abruzzo, e in particolare nel territorio della Asl pescarese la giornata sarà celebrata all’ospedale di Popoli dove, all’interno dell’unità operativa complessa di Medicina, diretta dal dottor Paolo Di Berardino, resterà aperto alla cittadinanza il Centro per i disturbi alimentari inaugurato tre anni fa. Un centro che dal 2013 ha visto crescere anno dopo anno i pazienti in carico: 2.200 quelli attuali di cui 1.800 obesi e 400 quelli affetti da disturbi del comportamento alimentare come bulimia e anoressia per i quali è previsto un percorso con un team costituito da varie figure professionali (internista, nutrizionista, dietista, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta e infermiere professionale).

Dottor Di Berardino, come siamo messi rispetto agli anni passati?

Nel 2015 abbiamo avuto 600 accessi e quest’anno ancora in corso, registriamo un incremento del 10-12 per cento, e del 15-20 rispetto al 2013. Il trend è in aumento.

Quand’è che si è considerati obesi?

Premesso che è diventata una piaga sociale, possiamo dire che si è in sovrappeso quando il nostro peso supera del 5, 10 per cento il nostro peso ideale.

E qual è il peso ideale?

Il peso ideale è dato dal rapporto fra peso reale e altezza, in relazione ai parametri di indice di massa corporea.

In pratica, come si ottiene?

Bisogna moltiplicare la propria altezza al quadrato. Ad esempio 1,70 per 1,70. Il risultato lo divido per il mio peso reale. Se il numero finale è superiore a 30 sono in sovrappeso, se è inferiore a 18 sono sottopeso.

Qual è l’età media dei suoi pazienti?

Per l’obesità sui 45 anni, ma va fatta una distinzione: il 15 per cento soffre di disturbo dell’alimentazione incontrollata, l’altro 75 per cento ha un’obesità primitiva: semplicemente a fronte di un aumento dell’introito calorico c’è un ridotto dispendio di energia.

Gli errori cominciano dalla spesa?

Purtroppo per motivi di tempo ci si affida all’alimentazione da supermercato, cibi preconfezionati utilizzati soprattutto dai giovani che lavorano. In generale la cattiva alimentazione parte dal capire poco l’etichetta degli alimenti. Ma l’educazione alimentare dovrebbe iniziare dall’età infantile, in famiglia e nella scuola.

Che cosa si deve mangiare?

Indicativamente, va seguita la dieta mediterranea, pane, pasta. Non serve essere restrittivi, ci vuole un’alimentazione equilibrata. No all’abitudine della brioche la mattina al bar e della pizzetta tutti i giorni a ricreazione a scuola. Meglio un panino portato da casa con insalata e prosciutto, un po’ di verdura. Importante, soprattutto con i bambini, evitare il rapporto con il cibo come elemento negativo o come qualcosa da mangiare per forza.

Dei 2.200 pazienti che avete in carico 400 hanno disturbi come anoressia o bulimia. Che età hanno?

Il 90 per cento tra i 18 e i 40 anni, ma un dieci per cento tra i 10 e i 18 anni. E poi in percentuale bassa, più per i maschi che per le femmine, in età adolescenziale tra i 16 e i 18 anni assistiamo alla “vigoressia”, la fissazione per il fisico e la palestra. Ma la fetta maggiore soffre di anoressia.

Quali sono le cause?

La causa può essere genetica, se la mamma ne ha sofferto a volte il disturbo anoressico può tornare nella figlia, ma poi c’è il disagio familiare, i conflitti familiari, i genitori che litigano per intenderci. Un fattore che esce spesso durante le nostre terapie che prevedono gli incontri con la psicoterapeuta anche per i familiari del paziente. E poi una responsabilità ce l’hanno i modelli sociali, le modelle sempre più magre e le ragazzine che iniziano a fare le diete su Internet.

Come si fa a capire che quella fissazione è diventata un disturbo alimentare?

Uno dei primi segnali, soprattutto in età adolescenziale, è un’alimentazione eccessivamente selettiva. Ci sono dei ragazzini che mangiano solo la pasta, oppure solo la carne. Selezionare già solo un tipo di cibo può diventare un campanello d’allarme. Poi c’è il dimagrimento eccessivo.

Avete avuto casi di malnutrizione?

Abbiamo avuto ragazze di 20 anni che pesavano 30-35 chili. Si rischia la morte. Ma in questo caso scatta il ricovero.

Poi si guarisce per sempre?

La ricaduta può arrivare anche dopo qualche anno in presenza di eventi stressanti che possono essere la separazione dei genitori, la perdita di un fidanzato, l’allontanamento da casa per l’università. Per questo i nostri pazienti li rivediamo a distanza di tempo.

Come si fa ad accedere al Centro?

Basta l’impegnativa del medico di base.

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