Offre corso di autodifesa al 15enne rapinato sul bus

Il maestro di pugilato Labrozzi: «Un mese di lezioni gratis per riacquistare sicurezza Imparare le nozioni di base può essere utile a gestire situazioni pericolose»
PESCARA. «Il caso del ragazzino di 15 anni inseguito da due marocchini e rapinato sul bus mi ha colpito. E mi ha colpito, ancora di più, l’indifferenza della gente. Per aiutarlo voglio offrirgli un mese di lezioni di autodifesa. Se lo vuole, sarà mio ospite in palestra: in un mese inizierà a riacquistare sicurezza in se stesso». Sergio Labrozzi, 51 anni, un passato da pugile agonista, è un maestro di pugilato, kickboxing, allenamento funzionale e anche un istruttore di difesa personale nella palestra della Pugilistica Di Giacomo, il regno del pugile Lorenzo Di Giacomo e del padre Luciano in via Vestina a Montesilvano. Il suo invito è rivolto al ragazzino che, venerdì scorso in pieno giorno, si è ritrovato accerchiato da due persone che prima hanno infastidito le sue amiche e poi lo hanno rapinato strappandogli il cellulare dalle mani. I due responsabili sono stati arrestati: si tratta di due marocchini di 19 e 20 anni, già arrestati in precedenza per una rapina fotocopia e per una scia di furti in viale Kennedy e piazza San Francesco.
«Quando succedono queste cose, penso sempre che conoscere i principi dell’autodifesa sia utile», dice Labrozzi che ha lavorato anche con le scuole per un progetto antibullismo. «Quel ragazzino ha subito una violenza che non scorderà presto. E intorno a lui ha visto solo l’indifferenza della gente: capisco che le persone abbiano paura di intromettersi, ma una reazione è comunque necessaria. Quello che è successo, nel pieno centro di Pescara e poi sull’autobus, significa che è sparito il concetto di solidarietà tra le persone mentre si fa largo la rassegnazione e sono troppi quelli che subiscono in silenzio. Ecco perché queste fatti accadono sempre più spesso. Inoltre, bisogna ricordare che, non essendoci certezza della pena, il senso di impunità tra i criminali è elevatissimo: loro non hanno niente da perdere».
Labrozzi spiega che sapere come comportarsi in una situazione inaspettata può fare la differenza: «Se quel ragazzino fosse stato più sicuro di se stesso, avrebbe avuto una reazione e questo avrebbe potuto attivare una catena di responsabilità tra la gente ed è possibile che i malviventi, vistisi scoperti, se ne sarebbero andati. Invece, i rapinatori hanno capito lo spavento della vittima e, sfruttando il suo isolamento tra la gente, hanno avuto gioco facile». Labrozzi non vuole insegnare a fare a botte: «Il primo passo», dice, «è sapersi imporre già con il tono deciso della voce, mostrando determinazione e sicurezza. Inoltre, le nozioni base di autodifesa permettono di avere un controllo maggiore evitando di alzare le mani».
Parlando a livello generale, Labrozzi rivela i primi tre consigli per una situazione di pericolo: «Prevenire quanto più possibile: per farlo basta guardarsi intorno, ma senza scadere nella paranoia, per essere sempre consapevoli di chi c’è intorno a noi. Non mostrare la propria paura e ponderare la reazione in base a chi c’è davanti: a volte, è sufficiente un tono di voce deciso per risolvere un problema. Non aver paura di parlare di quello che è successo e questo è un consiglio valido anche in casi di bullismo: non bisogna tenersi dentro il trauma». E per l’allenatore, frequentare una palestra potrebbe essere utile anche per elaborare la violenza subita e ripartire: «L’esercizio fisico e i principi da base della difesa persona possono essere utili per riacquistare sicurezza. Io lo aspetto, se vuole può scrivermi su Facebook».
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