Oggi all’Aurum il libro di Serra e lo spettacolo di Sylos Labini

3 Settembre 2020

Secondo giorno della rassegna per celebrare Gabriele D’Annunzio e i 100 anni della Carta del Carnaro Alle 18 si presenta il volume dedicato al poeta. Alle 21,30 in scena la storia della Costituzione fiumana

PESCARA. Saranno lo scrittore Maurizio Serra con il volume “L’imaginifico. Vita di Gabriele d’Annunzio” e l’attore Edoardo Sylos Labini con lo spettacolo “La Carta del Carnaro Rock”, i protagonisti della seconda giornata della rassegna La Festa della Rivoluzione – d’Annunzio torna in Abruzzo, promossa per celebrare i 100 anni della Carta del Carnaro e della nascita dello scudetto dalla presidenza del consiglio regionale d’Abruzzo, in collaborazione con il consiglio regionale, la giunta regionale e il Comune di Pescara. A far da cornice ai due appuntamenti di oggi, completamente gratuiti, a partire dalle ore 18, saranno gli spazi dell’Aurum, in Largo Gardone Riviera.
«La seconda edizione della rassegna segna il ritorno di d’Annunzio nel suo Abruzzo, grazie al coinvolgimento di forze molteplici, ma soprattutto», ha ricordato il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, «ci permette di porre Pescara al centro del dibattito nazionale sulla ripartenza del Paese proprio grazie alla estrema varietà delle manifestazioni artistiche prescelte per l’evento. La giornata di domani (oggi per chi legge), in particolare, ci permetterà da un lato di portare a Pescara un personaggio come Maurizio Serra che è stato l’unico italiano a essere eletto come membro dell’Accademia di Francia in trecento anni di storia, e, dall’altro lato, di restituire l’attualità di un atto costituzionale come la Carta del Carnaro proponendola in una versione teatrale e musicale assolutamente innovativa, moderna e capace di arrivare anche ai più giovani».
L’apertura della giornata di oggi, alle ore 18, sarà affidata a Maurizio Serra, scrittore e diplomatico. Nel volume “L’immaginifico. Vita di Gabriele d’Annunzio”, Serra, cercando l’uomo al di là del personaggio che lo occulta, mostra come Gabriele D’Annunzio non sia stato affatto un frivolo esteta che indossava di volta in volta i panni del poeta, del seduttore, dell’uomo d’azione, del condottiero. «È stato, dall’inizio alla fine», dice, «un poeta dell’azione, un aedo epico portato alle stelle dal movimento esistenziale, paralizzato dal decadimento, ucciso dall’inerzia», un cultore dell’opera d’arte totale wagneriana il cui coerente, intimo scopo era «riproporre il vate dantesco, guida lirica e sacerdotale della nazione». E infatti ne ricorda le descrizioni: «Era bianco come la neve, impomatato, immacolato nell’abito e nella persona, con un guardaroba che uguagliava quello del principe di Galles, e una calvizie precoce che ne fece, con l’età, un piccolo idolo d’ebano dalla testa d’avorio», cita Marinetti. Alle 21.30, sempre all’Aurum, prenderà il via lo spettacolo teatrale-musicale “La Carta del Carnaro Rock”, l’orazione-concerto con cui Edoardo Sylos Labini, attualmente consulente artistico del teatro Manzoni di Milano e organizzatore della rassegna Mondadori OFF per Mondadori store, racconterà la storia e le idee della costituzione fiumana, accompagnato dalla cantante Alma Manera e da una band composta da Carlo Zanetti, Kozeta Prifti, Enrico Cresci e Umberto Vitiello.
La sceneggiatura è di Emanuele Ricucci. Lo spettacolo è il racconto dell’8 settembre di 100 anni fa, ambientato a Fiume, dove da un anno assieme ai suoi legionari d’Annunzio rivendicava l’italianità misconosciuta della città, provando a definire i contorni di un mondo nuovo, assediato dagli alleati e dalle forze armate di quello stesso re di cui si proclamava reggente, e promulgava la Carta del Carnaro, il suo documento politico più importante, scritto assieme al sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris. Un testo immaginifico, ma anche profetico e per molti aspetti sintesi (estrema) della riflessione politica più all’avanguardia del tempo, sviluppatasi soprattutto in Francia e in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento e corroborata da quella tragica eppure rivoluzionaria esperienza collettiva che fu la grande guerra. (e.r.)