«Oggi il popolo ha alzato la testa»

E Marine lancia un appello a tutti i francesi per «liberare la patria»
ROMA. Marine Le Pen parla di «risultato storico», di «un atto di orgoglio del popolo francese che rialza la testa». Davanti alle bandiere tricolore che sventolano tra le bandiere blu “Marine president” al ritmo di una musica trionfale, la candidata del Front national esprime «gratitudine» agli elettori, lanciando un appello «a tutti i patrioti onesti e sinceri, indipendentemente da chi hanno votato al primo turno, senza pregiudizi», perché la portino all’Eliseo. E da lì a cambiare il Paese. Nel quartier generale della candidata della destra, a Hénin-Beaumont, feudo della destra estrema nel nord della Francia, l’entusiasmo è alle stelle. «On va gagner», «vinceremo» urlano i sostenitori di Le Pen davanti a una folla di 600 giornalisti. Partono i fischi quando dalle tv accese arriva il nome di Emmanuel Macron.
Quindici anni dopo la sfida finale tra il padre Jean-Marie Le Pen e Jacques Chirac (che nel 2002 vinse con l’82,2% dei voti) Marine Le Pen vola verso il ballottaggio sospinta dalla crisi economica, dalla paura e dal declino dei partiti tradizionali, nel nome della lotta alla globalizzazione e all’immigrazione, dell’anti-europeismo, del sovranismo e della sicurezza.
Dal 2012, quando alle presidenziali incassò il 17,90%, il suo consenso si è consolidato ed è cresciuto, anche grazie alla presa di distanza dalle posizione più inaccettabili del padre, con cui ha rotto i rapporti quando il vecchio “diavolo” ha definito «un dettaglio della storia» le camere a gas. Solo sul filo di lana, pochi giorni prima del voto, Jean-Marie, che oggi ha 88 anni, ha annunciato laconicamente il suo voto per la figlia che lo ha espulso dal partito. A sostenere Marine c’è un’altra figura emergente della famiglia, la nipote Marion Maréchal-Le Pen, avvocato, compagna del numero due del Front, Louis Aliot: «Una bella vittoria per tutti i patrioti» ha scritto su Twitter poco dopo i primi risultati. Ma il risultato finale è affidato, come ha ripetuto ieri Marine Le Pen, a quel popolo di cui lei si sente «la candidata» e che vuole «liberare»: È in gioco la sopravvivenza della Francia» sottolinea nel suo breve discorso dal palco davanti a centinaia di persone in preda all’euforia del risultato. E cita Charles De Gaulle, uno dei padri della V Repubblica: «La grandezza di un popolo, diceva, dipende dal popolo». L’investitura finalmente è nelle sue mani: «Il sistema ha cercato in tutti i modi di soffocare questo grande dibattito politico. Adesso questo dibattito finalmente si farà». E al francesi propone «l’alternanza fondamentale che fondi un'altra politica. Questo - affonda - non accadrà con l'erede di François Hollande e del suo quinquennato catastrofico».
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