Oggi l’addio a fra’ Vincenzo “cercatore” per i bisognosi

Per 60 anni il religioso originario di Notaresco ha fatto la questua ai Colli Il ricordo dell’ex parroco della basilica: «Il suo desiderio, andare in missione»
PESCARA. Impossibile non amare fra’ Vincenzo. «Aveva un abbraccio per tutti», così lo raccontano con amore dopo la sua morte, avvenuta due giorni fa.
Aveva 88 anni, se l’è portato via in poco tempo un male incurabile. E ha lasciato un vuoto grande tra i Frati minori Cappuccini e in tutta la comunità dei fedeli che frequenta e ha frequentato la basilica della Madonna dei sette Dolori, punto di riferimento per un territorio vastissimo. Ne parla il superiore, padre Franco, che lo descrive come una persona «semplice e umile», un frate «affabile, innamorato dei bambini, che facevano la coda per stare con lui. Era buono, socievole, i suoi abbracci erano per tutti: piccoli, grandi e anziani. Era un confratello e si è comportato come tale, attento ai bisogni degli altri, qui dentro e fuori».
Fra’ Vincenzo D'Elpidio, nato a Notaresco e arrivato a Pescara «da circa 60 anni», veniva chiamato «fra pace e bene» perché sull’Ape Piaggio con cui andava in giro c’era scritto proprio "Pace e bene". E quel mezzo gli era utilissimo per «fare la questua», la sua specialità, indispensabile per aiutare «chi aveva difficoltà».
Proprio alla questua pensa padre Vincenzo Di Marcoberardino che lo ricorda dal convento di Penne e pensa al lunghissimo rapporto che li ha legati perché «conoscevo fra Vincenzo da quando avevo 10 anni. Dopo aver finito il noviziato, lui rimase qui a Penne come questuante, raccoglieva il grano e altri prodotti anche nella contrada dove vivevo» e negli anni successivi «si gloriava di avermi portato in seminario». Arrivò a Pescara nei primi anni ’60, e qui è rimasto fino a due giorni fa. «Si è sempre dedicato soprattutto alla questua, dicendo buone parole» e ci fu un episodio, simbolico, che risale a moltissimi anni fa, che padre Vincenzo non ha mai dimenticato. Anzi ancora oggi sorride nel raccontarlo. «Un giorno andai con lui per la questua del grano, a Penne. Lasciammo la macchina su un percorso brecciato. A un centinaio di metri di distanza, in un punto più basso rispetto a noi, c'era una trebbiatrice. L’uomo che se ne occupava disse a fra’ Vincenzo: “Se ce la fai a incollarti questo sacco (pesava almeno 70 chili), te lo regalo. E lui non se lo fece ripetere due volte. Se lo mise in spalla e fece la salita, fino alla macchina. E l'altro commentò: “Non me lo sarei mai aspettato che lo portassi fin sopra”. Ovviamente la promessa fu mantenuta: il grano fu regalato».
Negli anni a venire, a Pescara, fra’ Vincenzo ne ha vissute mille altre di queste esperienze. Per raccogliere fondi aveva anche «distribuito delle cassette nei bar, che poi ogni tanto andava a recuperare. La sua era una mano generosa e affabile», dice sempre padre Vincenzo che nel tempo ha registrato, come parroco della basilica dei Colli (incarico lasciato pochi mesi fa), «la stima e l'apprezzamento»" che fra’ Vincenzo raccoglieva tra i fedeli. «Si è dedicato all'apostolato, con un'attività intensa, e qualcuno lo scambiava per un sacerdote. Riceveva chiamate anche da fuori, da Bolzano, ricordo. E il suo desiderio era quello di andare in missione». Si è dato molto da fare «per promuovere la figura di padre Domenico da Cese, del santuario di Manoppello, morto nel 1978» e riuscì nel suo intento, tanto che «poi fu dichiarato Servo di Dio».
Una sua passione erano «le bici, il ciclismo, e aveva contatti anche con Vito Taccone», ricorda padre Franco che oggi con i Frati minori Cappuccini e con la famiglia D'Elpidio saluterà per l'ultima volta il frate dal cuore grande. Funerali alle 11, nel piazzale interno al convento, in largo Madonna.
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