Oggi l’ultimo saluto al medico innamorato della montagna

Alle 11 a Lanciano i funerali di Gianpiero Brasile, il 58enne dermatologo residente a Pescara morto con un amico durante un’escursione. Alle esequie anche la questura, dove lavora la moglie Irene
PESCARA. Familiari, amici di gioventù, pazienti e una rappresentanza della questura di Pescara si ritrovano questa mattina alle 11, nella chiesa di San Pietro a Lanciano, per l’ultimo saluto a Gianpiero Brasile, il dermatologo morto domenica mattina durante un’escursione in montagna. Nato nel 1961 a Lanciano, dove gestiva il suo studio medico, Brasile viveva da tempo a Pescara, dove aveva messo su famiglia con la moglie Irene Vizioli, vice questore.
Il dermatologo lancianese è morto domenica mattina, vittima della sua grande passione: le escursioni in montagna. È scivolato nel canalone ghiacciato del Ravone della Vespa, a Sant’Eufemia a Majella, a 2.500 metri. Mentre cercava di soccorrerlo, è caduto ed è poi morto anche un compagno di spedizione, Antonio Muscedere, 55enne di Sora. I soccorritori arrivati sul posto non hanno potuto far altro che constatare il decesso dei due amici.
L’infanzia e la gioventù di Gianpiero Brasile sono legati al quartiere Cappuccini e alla parrocchia di San Pietro. Proprio lungo viale Cappuccini, poco più su della chiesa, c’è la casa di famiglia dei Brasile, commercianti di tessuti e vestiti. Uno dei due fratelli, Gustavo, ha continuato l’attività e gestisce oggi un negozio di abbigliamento in corso Bandiera a Lanciano. L’altro fratello, Giuseppe, è invece diventato medico, e con Gianpiero ha diviso lo studio nella casa di viale Cappuccini, prima che il dermatologo si spostasse nella vicina viale Martiri VI ottobre, dove riceveva tre volte a settimana.
Nonostante vivesse ormai da tanto a Pescara, la scomparsa del medico ha suscitato grande cordoglio nella città d’origine. Il consiglio comunale di Lanciano ha aperto la seduta in programma ieri pomeriggio con un minuto di raccoglimento. «Esprimo a nome della città», ha dichiarato il sindaco Mario Pupillo, «il più profondo cordoglio per questa gravissima perdita: le mie più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici, ai pazienti e a tutti coloro lo hanno amato».
Brasile esercitava la professione anche a Vasto, nel Polo biomedico adriatico, in via Aldo Moro. Qui faceva visite dermatologiche, mappa nevica con spettroscopia e con epiluminescenza, terapie. Lo studio medico vastese ha affidato alla propria pagina Facebook un messaggio di cordoglio, postato lunedì mattina insieme a una foto che ritrae il collega sui monti: «Collaborava con noi da circa 25 anni, fino al tragico epilogo di ieri, avvenuto tra le montagne che tanto amava», si legge sul post, «vogliamo ricordarlo col sorriso, quello che aveva sempre quando parlava dei luoghi che visitava durante le sue escursioni. Rivolgiamo un caloroso pensiero ai familiari».
Ai vecchi amici lancianesi resta impressa la sua immagine di atleta promettente, fortissimo a calcio e a pallavolo, punto fermo delle formazioni che gravitavano intorno a San Pietro. Da giovanissimo è un attaccante della Fiamma, squadra di calcio che partecipa a tornei rionali e amichevoli con ragazzi di altri quartieri. In seguito si dedica al volley e milita nella Spal, acronimo di San Pietro Apostolo Lanciano, polisportiva parrocchiale nota soprattutto per l’attività giovanile. Con la Spal disputa anche le finali nazionali della categoria Allievi. È un punto di forza inoltre della squadra di pallavolo del liceo scientifico Galilei, che frequenta prima di trasferirsi a Bologna per l’università.
Dopo il liceo si dedica infatti con profitto allo studio. A Bologna vive in pieno centro, poco distante dalle due Torri. Si laurea in Medicina e chirurgia, e in seguito si specializza in Dermatologia e venereologia, diventa esperto in chirurgia laser e chirurgia con luce pulsata. Un secchione? Non proprio. È di certo uno che studia tanto e bene, che in facoltà “va come un treno”. Ma i compagni dell’epoca lo ricordano anche come un compagnone, persona affabile e allegra, sempre pronto alla “zingarata”.
È all’università che conosce Irene, studentessa di Giurisprudenza originaria di Casalbordino, che diventa sua moglie. Con lei sceglie di trasferirsi in riva all’Adriatico, anche se la sua grande passione è la montagna: la frequenta con dedizione, è un escursionista esperto, scala cime d’estate e solca sentieri impervi d’inverno. Incontra nuovi amici, tra cui Antonio, che domenica ha perso la vita con lui, nell’ultima fatale escursione.
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