Oggi prova del “9” per le banche abruzzesi

20 Aprile 2020

Aiuti alle imprese, i sindacati preoccupati: «Gli imprenditori non ancora vedono un euro: c’è tensione»

L’AQUILA. Banche alla prova del nove. Anche l’Abruzzo nel girone della vulnerabilità per i prestiti alle imprese. Ottenere i 25mila euro garantiti al 100 per cento dallo Stato non è poi così semplice. Tanto che i finanziamenti ancora non vengono erogati. Da oggi si capirà se e come si potrà accedere alle somme previste, con gli istituti bancari che si sono fatti trovare impreparati e, in alcuni casi, non hanno neppure emanato una circolare di riferimento. I sindacati invocano «una modalità di applicazione univoca e un’interlocuzione immediata con l’Abi per sciogliere il nodo della gestione delle pratiche». Con gli imprenditori che ancora non vedono un euro.
TENSIONE SOCIALE. Migliaia di segnalazioni. La trafila è sempre la stessa: si va in banca, ma il prestito non è immediato. Servono documentazione, bilanci aziendali dell’ultimo biennio, garanzie. Insomma: una pratica a tutti gli effetti, con tanto di esame della banca sulla capacità dell’azienda di rientrare o meno. «In tutto questo, il riferimento sono gli impiegati bancari che hanno il contatto diretto con la clientela», sostiene Francesco Trivelli, segretario regionale Fisac-Cgil, «si sta creando una tensione sociale tra imprenditori e banche in cui l’anello debole sono i lavoratori. In Abruzzo ancora non si parte con l’erogazione dei finanziamenti, né con l’anticipazione della cassa integrazione in deroga. Uno dei problemi è che, nella nostra regione, non abbiamo più banche locali: il potere decisionale è fuori e l’interlocuzione più complessa. Chiediamo che gli istituti di credito si adoperino per attuare le procedure di riferimento più velocemente: esistono normative che non si possono derogare come l’antiriciclaggio o le esposizioni bancarie delle aziende». Ma non è questo l’unico scoglio. «I 25mila euro indicati dal Governo sono un tetto massimo», evidenzia Trivelli, «e fanno riferimento a un fatturato, nel 2019, di 100 milioni di euro. Più si scende, più diminuisce il prestito erogabile, tarato sul 25 per cento del giro d’affari».
NIENTE PRESTITI. «Abbiamo chiesto un’interlocuzione con l’Abi», sottolinea Claudio Bellini, segretario First-Cisl, «per cercare una modalità di applicazione univoca con le banche nella gestione dei finanziamenti. Anche la Regione deve fare la sua parte per gli anticipi della cassa integrazione in deroga, consentendo al sistema bancario di accelerare i pagamenti. Non va tutto in automatico: la parte burocratica assorbe tempo ed energie, con ogni singola banca che fa le proprie valutazioni, anche in presenza di una garanzia al 100% da parte dello Stato. Del resto, il rispetto delle nome del Testo unico bancario per l’erogazione del credito da un lato, e l’interpretazione del decreto governativo dall’altro, hanno frenato l’erogazione dei fidi. Per sbloccare il sistema servono regole chiare».
PROBLEMA A MONTE. Per Alessandro Roselli, della Uilca- Uil, «si tratta di un processo che, a monte, in sede di decreto, non ha previsto modalità snelle e univoche di erogazione del credito. Fino a 25mila euro è sufficiente un’istruttoria piuttosto semplice, ma per importi superiori, con la garanzia dello Stato ferma al 90 per cento, la fase di esame diventa più complessa». Roselli parla anche di «impreparazione da parte del management bancario, che non ha emanato istruzioni di base per le singole agenzie. Una linea non conforme che trae origine dal fatto che il Governo non ha dettato, con esattezza, le modalità di erogazione dei finanziamenti, né ha previsto misure agevoli». (m.p.)