«Olio a 10 euro, il prezzo è giusto»

Il Tesoro dei vestini, allarme ridimensionato sull’extravergine a Picciano
PICCIANO. Il valore del territorio rafforzato dall'identità delle storie familiari che lo raccontano da generazioni. Un patrimonio inscindibile da tutelare per non perdere l'autenticità dei prodotti che ne sono espressione: olio, vino, carni ovine, formaggi, legumi, tradizioni. Un invito ai nipoti a proseguire l'opera dei nonni, ai cittadini di frequentare più spesso la campagna per capire la qualità dei prodotti quotidianamente serviti nel piatto.
«Olio vino e arrosticini tesoro dei vestini», un tema in linea con la riscoperta della ruralità, la vocazione del territorio e il ritorno alla terra: risorse uniche e altrove irriproducibili, che possono salvarci dalla crisi. Se n'è parlato al Museo delle Tradizioni e Arti Contadine nella serata organizzata dal Rotary club Pescara Ovest Gabriele d'Annunzio con l'intervento di esperti del settore intervistati dai giornalisti Franco Farias e Pasquale Tritapepe. D'obbligo un accenno alla difficile annata agricola, in modo particolare per l'extravergine d'oliva da sempre inconfondibile vanto dell’area vestina.
«C'è allarmismo esagerato nel dire che l'olio quest'anno non c'è. È che finalmente il valore raggiunto, attorno ai 10 euro al litro, è quello che il prodotto deve avere. E che invece normalmente non ha perché si sottovaluta il lavoro in campagna» ha puntualizzato Leonardo Seghetti, docente di Chimica agraria e presidente del consorzio di tutela dell'Oliva ascolana del Piceno dop.
«Dobbiamo salvaguardare il patrimonio di biodiversità colturale con la vera assistenza tecnica agli agricoltori e non ricordarcene soltanto alla raccolta delle olive» ha sottolineato Seghetti.
Il territorio vestino è la Napa valley della vitivinicoltura abruzzese: delle 39 aziende regionali di grandi dimensioni, 31 si trovano qui ha spiegato l'enologo Rocco Pasetti, titolare di un'azienda vinicola a Collecorvino. «Grazie alla cura dell'uomo, il prodotto di questa terra è diventato un fatto culturale oltre che commerciale. Quei territori esprimono la storia delle famiglie che ci vivono, salvaguardarli con i piani regolatori significa non disperderne l'identità» ha ribadito Pasetti.
«Occorre ripartire dall'allevamento, riscoprire l'Abruzzo primitivo. Con la cultura pastorale non si moriva mai di fame e non c'è nulla da vergognarsi nel mestiere del pastore» ha affermato Roberto Di Domenico, l'imprenditore pescarese leader nella trasformazione e distribuzione della carne ovina di qualità. All'incontro sono intervenuti anche i sindaci di Picciano, Penne, Loreto Aprutino e Moscufo.
Jolanda Ferrara
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