Olio, la produzione adesso è dimezzata «Ma la qualità è alta»

25 Ottobre 2022

Gli agricoltori della Cia lanciano l’appello alla Regione «Stato di calamità per tutte le aziende del Pescarese»

PESCARA. Una produzione dimezzata rispetto a quella dello scorso anno, ma una qualità delle olive ottima. È la fotografia scattata da Nicola Sichetti, presidente regionale della Cia Agricoltori Italiani Abruzzo, nel pieno della campagna olearia 2022. La raccolta delle olive è cominciata. Specie nella provincia di Pescara, dove tra le monocultivar più diffuse c’è la Dritta, che ha una maturazione precoce. L’Abruzzo è la quinta regione tra le più produttive in Italia per olio Evo, con circa 60mila aziende e 530 frantoi sparsi nel territorio e la produzione annuale che ammonta ad oltre 250mila quintali di olio. Di questi quasi il 50% si concentra nella provincia di Chieti, mentre l’altra metà della produzione è ripartita tra i territori di Pescara con un 30%, Teramo (16%) e l’Aquila (4%). Secondo i dati forniti dalla Cia, nella provincia di Pescara, la coltura dell’olivo rappresenta il 21,7% della superficie agricola utilizzata con 11.257 aziende.
«L’allegagione (la fioritura, ndc) quest’anno è stata molto contenuta», commenta Sichetti, «e quindi il carico fruttifero è molto basso. La siccità e gli attacchi di mosca olearia hanno influito notevolmente e quindi la previsione è di una produzione di meno il 50% rispetto allo scorso anno che era stata un’annata normale».
La campagna 2020-2021 aveva visto nel Pescarese 15.319 tonnellate di olive molite, con una produzione di 2.147 tonnellate di olio. La resa era stata del 14,02% e la percentuale di olio prodotto sul totale nazionale era pari allo 0,8%. La campagna dello scorso anno, 2021-2022, ha visto numeri in aumento con 20.552 tonnellate di olive molite e 2.738 tonnellate di olio prodotto. La percentuale sul nazionale era salita allo 0,9%, ma la resa era scesa al 13,32%. «L’olivo si caratterizza con un anno di carico e uno di scarico e quindi quest’anno la produzione presunta è inferiore rispetto a quella passata. La siccità ha inciso tanto, anche perché la pianta quando non ha disponibilità di acqua tende a fare meno frutta», specifica Sichetti. Alla luce di queste previsioni non rosee, la Cia ha chiesto alla Regione «il riconoscimento dello stato di calamità per la provincia di Pescara, dove la situazione è particolarmente complicata». E se le quantità non sono confortanti, la qualità è invece ottima: «Seppure abbiamo riscontrato l’attacco della mosca olearia», prosegue il presidente regionale, «il parassita non ha creato grandi problemi perché i danni seri arrivano in caso di raccolte tardive. E non è questo il caso». Convinti della qualità eccellente dell’oro giallo abruzzese, Cia ha dato il via all’iter per il riconoscimento del marchio Igp (Indicazione geografica protetta) dell’olio extravergine di oliva regionale: «L’olio Igp può diventare la chiave di volta di un sistema che crea valore aggiunto al territorio», dichiara il presidente. «Abbiamo già 3 Doc di eccellenza, ma che non riescono a dare uno slancio importante all’olio abruzzese, un olio che vogliamo diventi riconoscibile a livello regionale, nazionale ed europeo. Tutto questo è importante perché se si premia la qualità si può trasferire valore agli olivicoltori, i quali oggi, con una redditività ridotta all’osso, rischiano di non coprire nemmeno i costi di produzione».