Oltre 200 bimbi intossicati a mensa Il Comune: Cir responsabile civile

17 Novembre 2021

In caso di condanna, la ditta che gestiva l’appalto dovrà risarcire i danni. Si torna in aula ad aprile Otto gli imputati: 4 della società titolare del servizio e 4 tra i fornitori del formaggio sott’accusa 

PESCARA. Si avvia a conclusione il procedimento che oggi è davanti al giudice per l’udienza preliminare e che riguarda l’inchiesta sullo scandalo delle mense al Comune di Pescara, e sulla maxi intossicazione da Campylobacter che nel 2018 colpì 220 bambini di cui 110 finiti in ospedale.
L’unica parte civile rimasta in campo, il Comune di Pescara (rappresentato dall’avvocatessa Antonella Manso), nell’udienza di ieri ha ottenuto dal gup Francesco Cingolani, dopo una eccezione rigettata, la chiamata in causa della società Cir Food in qualità di responsabile civile: quella che in caso di condanna, dovrà risarcire i danni al Comune di Pescara. È l’ultimo passaggio tecnico-procedurale visto che nella prossima udienza, fissata al 19 aprile, si terrà la discussione sul rinvio a giudizio delle persone che il pm Anna Benigni ritiene responsabili per questa vicenda che tanto rumore fece nel maggio del 2018, dopo un pasto consumato dai bambini nelle mense comunali.
OTTO IMPUTATI A rischiare il processo, considerato che nessuno, al momento, ha avanzato richiesta di riti alternativi, sono quattro rappresentanti della Cir Food (la società che in associazione con Bioristoro si aggiudicò la gara da 17 milioni di euro per le mense pescaresi): il procuratore speciale della Cir, Marcello Capuzzi, che firmò i contratti di appalto; Massimo Merenda, direttore acquisti; Anna Flisi, responsabile dei sistemi di certificazione; Fabrizio Gazzo, il super controllore degli alimenti. Insieme a loro ci sono quattro imputati che rappresentano due ditte produttrici di formaggi: Christian Savini e sua madre Maria Luisa Di Nicola, della “Savini & Di Nicola” di Vicoli; e Angelo ed Eleonora Leone, titolari del caseificio Leone di Sulmona.
LA CACIOTTA E LE INDAGINI Un procedimento che ruota attorno al formaggio somministrato ai bambini, ritenuto responsabile di quella maxi intossicazione alimentare. Un’inchiesta complessa, portata avanti dalla procura con il prezioso apporto dei carabinieri forestali e dei Nas. Gli investigatori furono costretti a svolgere le indagini facendo un percorso inverso per individuare chi aveva messo in commercio le caciotte sulle quali lavorò l’Istituto zooprofilattico di Teramo per individuare il Camylobacter responsabile di quei malori. La ricostruzione degli inquirenti appurò che, dopo una prima fornitura di formaggio, la ditta Savini si sarebbe rivolta al caseificio Leone per far fronte alle richieste. Ma la Leone non figurava, come da capitolato di gara, fra le ditte fornitrici ufficiali di prodotti alimentari caseari. Prodotti che dovevano essere confezionati con latte pastorizzato, mentre la Leone, come accertato dalle indagini, utilizzavano latte crudo, rigorosamente vietato perché avrebbe potuto provocare quello che si verificò.
LE ACCUSE Capuzzi. Merenda, Savini e Di Nicola, devono rispondere di frode nelle pubbliche forniture; Gazzo e Flisi, e i due Leone, di commercio di alimenti nocivi e di lesioni personali colpose, in quanto i due della Cir non avrebbero eseguito il numero di controlli richiesti nel capitolato sui prodotti somministrati nelle mense. Savini e Di Nicola anche di aver «detenuto per vendere e per utilizzare nella preparazione di prodotti caseari a base di latte crudo, latte di massa, contaminato da Campylobacter jejuni e pertanto nocivo».
FAMIGLIE RISARCITE Ma il passaggio fatto dalla Cir prima dell’udienza preliminare, e cioè quello di risarcire, attraverso la propria assicurazione, le famiglie dei bimbi intossicati (facendo sottoscrivere loro la rinuncia ad ogni pretesa o azione legale nei confronti della società e dei suoi collaboratori, in cambio di una cifra tra i 700 e i 2.500 euro, anche in base ai giorni di ricovero in ospedale), ha fatto sì che queste ultime uscissero dal procedimento, facendo venir meno anche il reato di lesioni personali.