Oltre mille giovani abruzzesi tornano a lavorare nei campi

29 Aprile 2018

Uno studio di Coldiretti: in Italia sono quasi 29mila I problemi: accesso al credito e trappole della burocrazia

PESCARA. È tornata la corsa all’oro. Non quello giallo lucente delle pietruzze pescate nel Klondike, bensì del colore della terra, quella grezza, da coltivare in maniera sostenibile e redditizia.
Con un ritorno epocale – come sottolineato dallo studio della Coldiretti “Ritorno alla Terra” presentato al primo “Open Day dell’agricoltura” italiana a Bari con una folta partecipazione di addetti ai lavori della nostra regione – che non avveniva dalla rivoluzione industriale, è corsa alla terra per quasi 30mila giovani di cui 1.088 abruzzesi che nel 2016/2017 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea, con ben il 61% concentrato al sud e nelle isole e il 19% al centro e il resto al nord».
In una regione che scruta il futuro puntando contro il cielo le antenne della Telespazio, sono sempre di più i giovani che guardano al passato per costruirsi l’avvenire. Detta così potrebbe sembrare che l’agricoltura abbia una declinazione concettuale retrograda. Le cose, in realtà, stanno diversamente, come spiegano le associazioni. «I dati», fanno sapere da Coldiretti Abruzzo, «confermano che il mestiere della terra non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione, ma è la scelta di nuove generazioni istruite e con voglia di fare tanto e bene. Tuttavia, per i giovani bisogna lavorare ancora e, in Abruzzo, c’è la necessità di modificare il Programma di sviluppo rurale prevedendo altre risorse per i giovani e attuando una vera semplificazione della burocrazia, uno dei grandi ostacoli per chi decide di fare impresa seriamente».
LE RICHIESTE. «La nostra richiesta», aggiunge Coldiretti Abruzzo, «sarà comunque ufficializzata nel tavolo verde del prossimo 3 maggio». E a proposito di semplificazione spunta un decalogo, (vedi tabella in pagina), le cosiddette mosse da seguire per avere successo nel settore.
LE REGOLE. Secondo Coldiretti «il primo passo è avere un’idea d’impresa ben chiara sulla tipologia di imprenditore che si intende diventare, intorno alla quale costruire un progetto di sviluppo; poi bisogna studiare bene territorio, risorse disponibili, mercato, concorrenti e normative vigenti; quindi si entra nella fase della progettazione vera e propria con la verifica della fattibilità redigendo con l’aiuto di adeguati specialisti un business plan in grado di conferire credibilità al progetto e consentire la richiesta di finanziamento che rappresenta la quinta tappa del percorso insieme alla verifica successiva della possibilità di accesso a risorse private o pubbliche, una volta individuato l’istituto di credito al quale appoggiarsi o il bando pubblico al quale concorrere».
I FINANZIAMENTI. Le ultime fasi sono la ricerca delle garanzie necessarie alla concessione dei finanziamenti anche con la consulenza e la collaborazione di CreditAgri, il sistema di garanzia della Coldiretti per le aziende agricole. Il traguardo, che diventa poi il punto di partenza dell’impresa, è la realizzazione del progetto per il quale servono energia, entusiasmo e concentrazione, oltre a una certa dose di pazienza per l’inevitabile burocrazia che agli imprenditori agricoli», spiega Coldiretti, «sottrae almeno 100 giorni di lavoro ogni anno».
I COSTI DELLA TERRA. Tra gli altri ostacoli da superare c’è anche il costo elevato della terra visto che – secondo un’analisi Coldiretti su dati Eurostat – quella arabile in Italia è la più cara d’Europa con un prezzo medio di 40.153 euro all’ettaro, che varia da regione a regione. In ogni caso se si considera che la dimensione media di un’impresa agricola italiana è di circa otto ettari, è chiaro che il “prezzo d’ingresso” per un giovane rischia di diventare proibitivo.
LE SOLUZIONI. Per questo una delle soluzioni consigliate dai tutor della Coldiretti è di iniziare affittando la terra con una spesa attorno ai 700 euro a ettaro all’anno, ma che può raggiungere valori molti più alti in zone pregiate di pianura e collina, magari nelle aree di produzione dei grandi vini. Se per i settori a forte investimento finanziario come la zootecnia da latte, se si parte da zero, servono grossi capitali, per gli altri comparti rurali – spiega la Coldiretti – l’impegno economico totale di partenza dipende dal tipo di attività: dalla coltivazione di frutta e verdura all’allevamento di capre e pecore fino a settori di nicchia come quello dello zafferano o altri come la produzione di mirtilli o piante e fiori nei vivai».
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