Oma, oggi in piazza la rabbia degli operai

PESCARA. Riaprire le fabbriche e far tornare gli operai al lavoro per non perdere commesse e futuro. Prima che le aziende interessate a rilevare la Oma (Officina Metalmeccanica Angelucci) ci...
PESCARA. Riaprire le fabbriche e far tornare gli operai al lavoro per non perdere commesse e futuro. Prima che le aziende interessate a rilevare la Oma (Officina Metalmeccanica Angelucci) ci ripensino.
È la ragione della protesta dei dipendenti Oma che oggi dalle 10 alle 12 scenderanno in piazza Italia, davanti la prefettura pescarese, per gridare tutta la rabbia e la disperazione derivante dalla nuova condizione di disoccupati.
La manifestazione è organizzata dalle sigle sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl Chieti e Pescara, dirette da Andrea De Lutis e Dorato Di Camillo, che saranno in piazza con bandiere, striscioni e slogan.
Per far ripartire le fabbriche, sia quelle di Castiglione a Casauria e Tocco sia quelle toscane di Avenza e Massa Carrara chiuse dal 30 ottobre scorso, (con 330 dipendenti a spasso e senza l’ultimo mese di stipendio), l’obiettivo è ottenere l’esercizio provvisorio dal Tribunale di Pescara, che ha di recente ufficializzato il fallimento Oma.
«L’esercizio provvisorio è fondamentale per far ripartire le fabbriche e tutto l’indotto», spiegano i sindacalisti, «attendiamo con fiducia gli esiti del Tribunale che deve fare il suo lavoro e valutare bene la situazione, ma attualmente abbiamo un problema di tempi stretti». Perché «gli operai, 160 nel Pescarese, sono senza lavoro, senza stipendio e con famiglie a carico. Più passa il tempo e più rischiamo di perdere le numerose commesse e anche l’interesse delle aziende che si sono fatte avanti per rilevare la Oma». Alle abruzzesi Humangest e Omax se ne aggiunge anche «una campana, la Contex». In particolare la Omax «era intenzionata a riprendere subito 220 dipendenti e il resto nell’arco di otto mesi» rivelano i sindacati.

