Ombrelloni, lo sciopero sarà a oltranza

La serrata di Sib e Fiba contro il governo: si parte già da venerdì con due ore fino ad arrivare alle otto ore del 29 agosto
PESCARA. Due ore venerdì 9 agosto, quattro lunedì 19 e otto ore giovedì 29. Lo sciopero degli ombrelloni sarà ad oltranza e crescente.
La protesta, indetta dalle associazioni Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, rispettivamente presiedute in Abruzzo da Riccardo Padovano e Peppino Susi, prevede la chiusura degli ombrelloni con un numero sempre maggiore di ore, finché non si avranno risposte dal governo sul rebus delle concessioni demaniali.
Sott’accusa è l’esecutivo Meloni «per le promesse non mantenute», stigmatizzano le due sigle di categoria che, in Abruzzo, rappresentano oltre 600 imprese balneari, prevalentemente a conduzione familiare. Da oppositrice al governo Draghi, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, portò il suo partito sulle barricate per contrastare la Legge sulla Concorrenza che ha determinato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023 e la loro riassegnazione, attraverso gare pubbliche, entro il 31 dicembre 2024.
Era il 2021 quando in Italia è stata così recepita la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione delle concessioni contro la quale si era schierata solo FdI che annunciava battaglie all’ultimo sangue per salvaguardare i titolari degli stabilimenti. «Ma, in quasi due anni di governo, non ha fatto nulla di concreto per mantenere quell’impegno», incalzano Sib e Fiba. Neppure la mappatura delle coste, l’unica iniziativa presa da Palazzo Chigi per dimostrare che la risorsa delle spiagge non è scarsa, non è andata in porto. Alla mappatura, terminata a ottobre dello scorso anno, infatti, non è seguita alcuna legge. Resta un mero studio statistico. Nel frattempo le Regioni ed i Comuni costieri si stanno muovendo in ordine sparso per avviare i bandi di gara imposti dalla Legge sulla Concorrenza e da una serie di sentenze del Consiglio di Stato. Ma la norma voluta da Draghi non è disciplinata da decreti attuativi e quindi da criteri uniformi. «Neanche questi sono stati approvati dal governo Meloni», rimarcano Sib e Fiba.
«La nostra è un’iniziativa doverosa di fronte a un’irresponsabile e sconcertante fuga dalle proprie responsabilità della politica», sottolineano i presidenti nazionali del Sib-Confcommercio, Antonio Capacchione, e di Fiba-Confesercenti, Maurizio Rustignoli.
I balneari però non protestano solo per questo. Lo “sciopero degli ombrelloni” serve anche per chiedere il riconoscimento di un indennizzo economico verso i concessionari uscenti, da parte di chi vince la gara e subentra nella conduzione degli stabilimenti che, pur sorgendo sul demanio pubblico, hanno acquisito un valore aziendale privato. Ma la legge in discussione alla camera, proposta un anno fa dai deputati di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi e Gianluca Caramanna, è ancora ferma al palo. E quelle pochissime Regioni, come Abruzzo e Toscana, che si sono avventurate nel tentativo, dal sapore elettoralistico, di creare una legge in house, senza una cornice di riferimento normativo nazionale, e stoppata da una sentenza della Corte di Giustizia Europea che vieta gli indennizzi, rischiano di finire davanti alla Corte Costituzionale. Il demanio marittimo infatti è una materia di esclusiva competenza statale: il primo balneare scontento che si rivolgerà al Tar potrà vincere il ricorso, facendo annullare la gara. (l.c.)

