Omicidio Albi, in aula solo Longo E spuntano nuove intercettazioni

Sono conversazioni che collocano il presunto mandante Ursino in città dal 2017 per traffici di droga E sempre ieri si sono costituiti parte civile Cavallito e i genitori, la compagna e la figlia della vittima
PESCARA. La prima udienza preliminare di ieri, davanti al gup Francesco Marino, sull’omicidio dell’architetto pescarese Walter Albi e sul tentato omicidio dell’ex calciatore Luca Cavallito, è servita per la costituzione delle parti civili contro i tre presunti responsabili: Mimmo Nobile, ritenuto il killer; il pregiudicato calabrese vicino alla ’ndrangheta, Natale Ursino, accusato di essere il mandante (per un affare andato a vuoto, uno sgarro che doveva essere punito); e il pregiudicato pescarese Maurizio Longo (unico presente ieri in aula, difeso dagli avvocati Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio) considerato dalla procura il fiancheggiatore, quello che fornì il supporto logistico a Nobile.
Ma l’udienza di ieri è servita alla procura (ieri erano presenti come pm il procuratore Giuseppe Bellelli e l’aggiunto Anna Rita Mantini, era assente il terzo membro del pool Andrea Di Giovanni) per depositare al giudice alcune intercettazioni telefoniche e ambientali inerenti un altro processo per droga, ma utili per evidenziare il ruolo di Ursino sul territorio, in quanto già da tempo in affari con altri personaggi della malavita locale per il traffico di droga. Già dalle dichiarazioni del sopravvissuto Cavallito, testimone chiave del procedimento, si era capito che la conoscenza con Ursino risaliva al 2020 quando lo stesso Cavallito, il calabrese, Nobile e Albi avevano organizzato un trasporto speciale di 300 chili di cocaina dall’Ecuador (dove Cavallito aveva dei contatti con due fratelli albanesi) poi andato male.
E dalle indagini dei carabinieri sulla droga a Rancitelli, che nell’ottobre scorso portarono a una serie di arresti, venne fuori il collegamento con una precedente inchiesta, sempre per droga, risalente al 2017, quando la polizia trovò a casa del principale indagato, Claudio Dell'Orso, lo stesso Ursino. Una indagine che finì in archivio, ma ripresa successivamente con gli arresti a Rancitelli e il sequestro di 15 cellulari a Dell’Orso, poi fatti esaminare dal pm titolare di quella inchiesta. Chiacchierando con un altro degli arrestati di quell’operazione di ottobre (“Giorno e notte”), Dell’Orso parla del delitto Albi con riferimenti a “Lu Curt” (Ursino): «Mi ha dato negativo pure a me», in relazione a un mancato viaggio e tirando in ballo un altro viaggio in Sudamerica per trasportare cocaina. Adesso, alcune di quelle intercettazioni sono state fatte confluire nel procedimento per la morte di Albi.
I difensori di Nobile, gli avvocati Massimo Galasso e Luigi Peluso, hanno chiesto termini a difesa per esaminare queste nuove carte, per cui il giudice ha rinviato l’udienza al 1° febbraio per l’affidamento dell’incarico al perito, concedendo termini a difesa ai legali di Nobile. E in riferimento alla posizione di quest’ultimo, la procura ha evidenziato la necessità di accorciare i tempi della decisione, in vista dello scadere dei termini di custodia cautelare di Nobile (un anno dalla misura restrittiva e quindi a febbraio).
E sempre ieri, si sono costituite le parti civili l’avvocatessa Sara D’Incecco per Cavallito; l’avvocato Ernesto Torino Rodriguez per i genitori dell’ex calciatore; l’avvocato Matteo Di Martino per la compagna di Albi, esercente la potestà genitoriale della figlia minorenne della vittima. Costituzioni ammesse dal giudice che si è riservato di decidere sulla trascrizione delle intercettazioni telefoniche presenti nel fascicolo. Albi fu ucciso a colpi di pistola al bar del Parco il 1° agosto 2022 e insieme a lui fu ferito gravemente Cavallito che riconobbe la voce di Nobile che mentre gli sparava avrebbe detto «questo è per te e per gli infami come te». I due erano al tavolo in attesa di incontrare Ursino e un suo amico che avrebbe dovuto portare degli orologi preziosi da piazzare. Ma invece di Ursino (che mandava messaggi dicendo di essere in arrivo mentre in realtà era a Roma) arrivò il killer che nonostante gli 8 colpi sparati, non portò a compimento l'agguato, lasciando in vita il suo principale accusatore.

