Omicidio Pavone, domani la sentenza Rischio ergastolo

A giudizio con il rito abbreviato Vincenzo Gagliardi La sua ex amante, moglie della vittima, gli ha chiesto i danni
MONTESILVANO. A otto mesi dalla morte dell’ingegnere informatico Carlo Pavone, rimasto in coma per più di un anno dopo il colpo alla testa esploso il 30 ottobre del 2013 mentre il 42enne stava buttando la spazzatura nel cassonetto davanti casa in via De Gasperi, ci si avvicina alla sentenza nei confronti dell’unico indagato Vincenzo Gagliardi, il 49enne di Chieti che aveva avuto una relazione sentimentale con la moglie di Pavone (della quale era collega alle Poste). L’uomo, in carcere dal 28 maggio dell’anno scorso, è accusato di omicidio volontario premeditato.
È prevista domani, infatti, con inizio alle 9,30 davanti al gup Maria Carla Sacco, l’ultima udienza a porte chiuse del rito abbreviato in cui ci sarà la discussione tra le parti e, quasi certamente dopo le conclusioni, la sentenza.
Un’udienza carica di tensione e dolore, da parte dei fratelli di Carlo, Adele e Rocco Pavone, che con la mamma Concettina Toro si sono costituiti parte civile come pure la vedova dell’ingegnere, Raffaella D’Este che quattro mesi fa, dopo aver lasciato con i due figli l’abitazione della palazzina che condivideva con la cognata, ha presentato una richiesta di risarcimento dei danni, materiali e morali, per lei e per i suoi figli minori, sancendo definitivamente la frattura con l’ex amante.
Ognuno rappresentato dal proprio legale, Adele Pavone e il marito Ugo Longo dall’avvocato Marino Di Felice, Rocco Pavone e la madre dall’avvocato Massimo Galasso, la vedova Raffaella D’Este dall’avvocato Ettore Paolo Di Zio e Gagliardi da Renzo Colantonio e Barbara Santoleri, tutti i protagonisti indiretti di questa triste vicenda domani ascolteranno le conclusioni del pm Anna Rita Mantini, quindi toccherà alla difesa dell’imputato mentre le parti civili presenteranno le richieste di risarcimento per i danni conseguenti la perdita parentale e il danno biologico terminale (13 mesi di coma del povero Pavone): circa 700mila euro quelli richiesti complessivamente da madre e fratelli, ma a fronte di una richiesta molto più ampia presentata dalla vedova per conto degli eredi diretti del povero ingegnere, i suoi due amatissimi figli.
L’udienza arriva dopo altri due step importanti. A maggio il gup aveva ascoltato la sorella di Carlo Pavone e i genitori di Vincenzo Gagliardi per ricostruire da una parte le condizioni economiche della vittima e dall’altra i movimenti e gli spostamenti del presunto assassino nel giorno in cui Pavone cadde a terra dopo il colpo di fucile alla testa, presumibilmente un Flobert. A giugno, invece, c’è stato il confronto tra gli uomini del Ris che hanno svolto le indagini balistiche e scientifiche e il consulente di parte della difesa. Una discussione che si era dilungata soprattutto sui residui di polvere da sparo trovati sugli indumenti sequestrati a Gagliardi dopo che la moglie ne aveva indicato ai carabinieri la presenza in macchina all’interno di una busta: oltre 100 particelle sul giubbotto, 230 sui pantaloni, 1 sulla scarpa e due sul guanto in lattice. Sostanze che, per il consulente della difesa non sarebbero di provenienza univoca da arma da fuoco. Domani, quasi certamente, la sentenza. Gagliardi rischia ugualmente l’ergastolo nonostante che il rito alternativo preveda lo sconto di un terzo della pena.
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