Pescara

Omicidio strada parco: “Estrema ritorsione per traffici di droga falliti”. Ecco le motivazioni dell’ergastolo

21 Aprile 2026

Le motivazioni della sentenza di condanna, da parte della Corte di Assise di Chieti, nei confronti di Cosimo Nobile, detto Mimmo, e di Natale Ursino, per l'omicidio di Albi e il tentato omicidio di Cavallito, avvenuti in un agguato in un bar lungo la strada parco di Pescara il primo agosto 2022

PESCARA. "Un'estrema ritorsione e punizione per le plurime perdite subìte e, più in generale, per il complesso intreccio delle inaffidabili promesse" di Walter Albi e Luca Cavallito. È quanto si legge in un passaggio delle motivazioni della sentenza di condanna, da parte della Corte di Assise di Chieti, nei confronti di Cosimo Nobile, detto Mimmo, e di Natale Ursino, per l'omicidio di Albi e il tentato omicidio di Cavallito, avvenuti in un agguato in un bar lungo la 'strada parco' di Pescara il primo agosto 2022. Nobile e Ursino sono stati condannati all'ergastolo nel luglio 2025; un terzo uomo coinvolto, Maurizio Longo, considerato il fiancheggiatore, è stato assolto da tutte le accuse "per non aver commesso il fatto".

L'agguato, emerge dagli atti, è stato un'estrema ritorsione maturata in un contesto di narcotraffico internazionale e affari clandestini, scatenata dal fallimento di traffici di droga e dal sistematico mancato rispetto di impegni finanziari e promesse fatte dalle vittime al mandante, Ursino, legato alla 'ndrangheta, attualmente irreperibile. I pilastri dell'accusa contro Nobile, identificato come l'esecutore materiale dell'agguato, poggiano su elementi definiti dalla Corte d'Assise come "univoci ed insuperabili". Centrale il riconoscimento, espresso con "convinzione assoluta" da Cavallito, ritenuto attendibile e riscontrato dalle immagini di videosorveglianza. L'uomo nell'agguato rimase gravemente ferito e riuscì a testimoniare dopo una complicata degenza in ospedale e diversi interventi chirurgici.

Per Natale Ursino, nel duplice ruolo di mandante e adescatore delle vittime, l'accusa si fonda sull'evidenza dell'adescamento via chat: avrebbe attirato Albi e Cavallito a un appuntamento fittizio, mantenendo i contatti fino all'azione del killer. Una trappola definita "accurata e pervicace", costruita sul pretesto di una compravendita di preziosi e di un prestito.

Un aspetto emerso dalle motivazioni riguarda il sospetto di inquinamento probatorio. La Corte d'Assise definisce "altamente suggestive" alcune anomalie sui reperti, che farebbero pensare a una "bonifica" e a prove collocate "a posteriori" per alterare il quadro investigativo.