«Omicron, siamo pronti»

28 Novembre 2021

D’Alterio (Izs): la caccia è già aperta, la cercheremo in mille tamponi a settimana

TERAMO. L’Abruzzo si arma e risponde alla chiamata del ministero della Salute per la caccia alla variante sudafricana Omicron sul territorio. I timori delle autorità sono motivati dal sospetto di una maggiore trasmissibilità rispetto alla Delta, ma anche di una maggiore capacità di eludere le difese del vaccino: il tutto, però, non è ancora comprovato.
Dopo la diffusione in Africa, ieri sera gli unici casi trovati in Europa erano due in Gran Bretagna, due in Germania e il primo in Belgio. Un caso sospetto anche in Italia, in Campania.
LA CACCIA DELLO
ZOOPROFILATTICO
«Abbiamo già rafforzato il sequenziamento dei tamponi a caccia delle varianti – tra cui la Delta plus – dopo l’impennata dei contagi, passando da qualche decina alla settimana ai circa 500 di oggi. Ma presto arriveremo a mille», dice Nicola D’Alterio, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, che analizza i campioni abruzzesi insieme al laboratorio dell’Università D’Annunzio, ma che in questo momento sta aiutando anche l’Umbria e da qualche giorno il Veneto in difficoltà. Continua D’Alterio: «Al momento non ci sono casi della variante Omicron in Abruzzo, li avremmo trovati. Scovarla è infatti anche più semplice della Delta, perché mostra primi segni peculiari già nel test Pcr che dice se un tampone è positivo o negativo al virus». Quindi sui timori: «C’è una certa preoccupazione per Omicron per le tante mutazioni sulla proteina Spike. Il sospetto è che possa “bucare” in parte il vaccino ed essere più trasmissibile, ma è ancora tutto da dimostrare. Innanzitutto dobbiamo vedere se basta lo stop ai collegamenti con i paesi in cui sta circolando, come accaduto con la precedente variante sudafricana. Se dovesse arrivare sul nostro territorio lo capiremo immediatamente. E bisognerà vedere in particolare se riuscirà a scalfire il dominio della Delta».
il virologo:
«no agli ALLARMISMi»
«Omicron nasce con ogni probabilità nei soggetti immunodepressi affetti da Aids, che solo in Sudafrica sono tra i 6 e gli 8 milioni», spiega il virologo Paolo Fazii, direttore dell’unità di Microbiologia e Virologia dell’ospedale pescarese, «in queste persone, vista la carenza di difese, il virus riesce a restare per mesi e anche a mutare». Continua l’esperto: «Siamo davanti a una evoluzione significativa del virus. Sembra infatti più efficace della Delta nel “bucare” i vaccini, ma non si sa ancora di quanto. Ma nessun allarmismo: il vaccino manterrà in ogni caso una capacità di difenderci dalle conseguenze del contagio. Non credo comunque che possa riuscire a diffondersi sul territorio, proprio grazie alla Delta che è la versione più performante di questo virus e per questo dominante. La Delta è infatti la nostra garanzia, perché frena la diffusione di varianti più pericolose. Paradossalmente dobbiamo quindi tifarla. Ma questo possiamo farlo solo se siamo vaccinati, perché il siero evita le conseguenze più gravi».
Fazii rilancia quindi il suo appello: «Anche per questo dobbiamo vaccinarci il più possibile – e dobbiamo convincere gli scettici – ma anche rinforzarci con la terza dose ed evitare la diffusione del contagio con la mascherina». (l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.