Onofrj in pensione: «Questa è l’eredità scientifica che lascio»

Nel convegno internazionale che ne ha celebrato la carriera il direttore della clinica Neurologica svela i recenti traguardi
PESCARA. Le nuove prospettive terapeutiche e conoscitive nate grazie alla nuova teoria sull’origine della psicosi sono il prezioso lascito del professor Marco Onofrj, direttore della Clinica Neurologica di Chieti dal 2008. Gli studi del luminare, che andrà in pensione dal 1° novembre, sono stati al centro del convegno internazionale che si è svolto ieri all’auditorium del Rettorato, nel campus universitario di Chieti e al quale hanno partecipato anche colleghi provenienti da Inghilterra e Francia con i quali il professor Onofrj ha collaborato e ha realizzato studi di valenza mondiale. L’evento è stato organizzato dal successore di Onofrj, il professor Stefano Sensi, attuale direttore dell’Unità di Neurologia molecolare del Cast, il Centro di studi avanzati e Tecnologie dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara, e direttore del dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze cliniche dell’Ateneo.
Nel ripercorrere la sua carriera, il professor Onofrj ha ricordato i suoi maestri: il professore Giorgio Macchi e soprattutto il professore Domenico Gambi, fondatore della Clinica neurologica di Chieti da cui ha poi preso il testimone; i professori Ivan Bodis-Wollner (padrino di battesimo di sua figlia Valeria, con il quale si è stabilito un rapporto di amicizia da oltre 40 anni), Melvin Yahr e Morris Bender a New York. Nel corso del suo intervento, il professore ha ricordato gli studi universitari e la laurea in medicina conseguita durante gli anni di piombo, gli enormi passi avanti compiuti dalla ricerca scientifica e, con orgoglio, gli allievi che lo sostituiranno e i riconoscimenti che ha ottenuto nella comunità scientifica internazionale.
Tra le idee personali che ha potuto portare a conferma, Onofrj rimane affezionato agli studi sui neurotrasmettitori nella retina, a quelli sulla organizzazione del segnale elettrofisiologico cerebrale, con lo sviluppo di modelli animali in cui ha applicato concetti della storia della neurologia. Ma ieri è stata anche l’occasione per parlare del suo ultimo lavoro scientifico sul meccanismo della psicosi: «La psicosi è vista come un disturbo dei pazienti schizofrenici», ha spiegato il professore, «invece, come abbiamo avuto modo di dimostrare studiando i pazienti stessi, si presenta nelle malattie neurodegenerative».

