Onorevoli a confronto, prevale il Sì

Melilla e Pezzopane firmatari della legge per la legalizzazione. Cauto Vacca, Sottanelli è contrario
PESCARA. Politica abruzzese divisa sulla legalizzazione della marijuana. A cominciare dai parlamentari. Ma con quali motivazioni? Chi sono gli esponenti schierati con il fronte della legalizzazione? E chi sono gli altri sostenitori del tradizionale proibizionismo?
«Io sono uno dei firmatari della legge», ricorda subito Gianni Melilla, di Sinistra italiana, «e faccio parte del comitato presieduto da Benedetto Della Vedova, che si sta occupando della questione. E dico che la cannabis va legalizzata. Il motivo è che non va criminalizzata una certa fascia giovanile, che ne fa uso. E poi, con la legalizzazione», continua Melilla, «si potrebbe debellare il mercato illegale, il quale produce 9 miliardi di profitti. Dunque, se lo Stato facesse come fa con le sigarette e l’alcol, incasserebbe 3 miliardi di tasse all’anno. Poi», fa notare il deputato, «bisogna anche svuotare le carceri. Si pensi che il 40% dei detenuti ha che fare con la droga. A fianco a tutto questo», sottolinea Melilla, «dobbiamo far capire, attraverso l’educazione, a partire dalla scuola, che l’uso della cannabis debba essere limitato».
Di parere opposto è Antonio Razzi, senatore di Forza Italia. «Io sono contrario alla legalizzazione», puntualizza subito Razzi, «perché si comincia dal piccolo, per poi arrivare al grande», riferendosi al fatto che da una droga cosiddetta leggera, si possa poi giungere al consumo di droghe ancora più pesanti. «In parlamento», fa sapere a proposito del ddl, «mi comporterò secondo quanto deciderà il mio partito, ma io sono del parere che con la droga molti ci lasciano la pelle. Porta alla morte ed è causa di separazione delle famiglie, poiché poi ci si incolpa a vicenda, tra i genitori, su chi ha fatto diventare il figlio un tossicodipendente».
In mezzo, tra il sì e il no, la posizione personale di Gianluca Vacca, deputato del Movimento 5 Stelle. «Sono tendenzialmente favorevole ad una sorta di legalizzazione, ma non a una legalizzazione tout court», dice. Vacca, poi, fa notare anche che, dove c’è stata, «la legalizzazione non ha portato ad una diminuzione della gestione da parte della criminalità organizzata».
Per Giulio Cesare Sottanelli, deputato di Ala, la legalizzazione andrebbe bene «solo a fini terapeutici. Io sono favorevole anche all’uso della cannabis per scopi industriali, come per l’edilizia. Ma per tutto il resto, pur essendo un liberale, sono contrario. Per i giovani non sarebbe positivo il consumo». Per Vittoria D’Incecco, deputata del Partito democratico e membro del comitato che si occuperà della proposta di legge, «il tema è delicato e ci sono diversi punti di vista da valutare. Io sono un medico», osserva D’Incecco, «e credo che per l’uso terapeutico ci sono degli aspetti che dovrebbero razionalizzare e definire il percorso, che invece oggi è farraginoso. Per il resto, sto ancora valutando il tutto e pertanto ora non posso esprimere un giudizio. Bisogna trovare un equilibrio». Anche Stefania Pezzopane, senatrice del Pd, come Melilla è una firmataria del disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. «Io ritengo che sia giusto legalizzare», argomenta Pezzopane, «poiché l’attuale situazione mette i giovani in una condizione illegale per quella che è chiamata canna. Ma io non sono permissivista», rimarca la senatrice, «e la mia posizione è una posizione che vuole contrastare la criminalità».
«Favorevole, in maniera controllata», è Filippo Piccone, deputato di Alleanza popolare, «e per scopi terapeutici. Ma credo che una legalizzazione completa produca abusi e che non debelli il mercato illegale», rileva il deputato di Ap.

