Operaio 26enne morto a Tocco: assolto il direttore dei lavori

Omicidio colposo, ci sono altri 4 imputati. Secondo il giudice, Walter Di Felice non ha commesso il fatto Il giovane era precipitato da dodici metri, mentre lavorava sul tetto di un capannone della ex Merker
TOCCO DA CASAURIA. Si divide in due il processo per la morte del lavoratore polacco Igor Pawel Majcher, 26 anni, che il 24 gennaio del 2020 cadde da un'altezza di 12 metri mentre stava lavorando sul tetto di un capannone della ex Merker di Tocco da Casauria, diventata di proprietà della società Viberti-Wielton.
Per quella morte c'era una richiesta di rinvio a giudizio per cinque persone accusate di omicidio colposo, ma poi è intervenuto uno stralcio dopo la richiesta di rito abbreviato presentata da Walter Di Felice, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza. Ieri Di Felice (difeso dall'avvocato Alessandro Troilo di Lanciano), al termine della discussione con il rito abbreviato, è stato assolto dal gup Fabrizio Cingolani per non aver commesso il fatto.
Secondo l'accusa, sostenuta dal pm Fabiana Rapino, a Di Felice veniva contestato, fra le altre cose, di non aver verificato «l’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici dei lavori, il corretto adempimento da parte delle stesse, degli obblighi informativi verso i lavoratori circa i rischi e le idonee misure di prevenzione e protezione», oltre a violazioni del decreto legislativo 81 che disciplina la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma ieri le tesi della difesa sulla estraneità ai fatti dell’ingegnere sono state accolte dal giudice che ha assolto il professionista. Adesso il procedimento andrà avanti per gli altri quattro imputati (difesi dagli avvocati Alessandro Perrucci e Gianluca Di Blasio): Leszek Krzysztof, capo squadra dell'impresa esecutrice dei lavori, la Techmibud; Zbyszek Pluciennik, direttore del cantiere dell'impresa affidataria dei lavori, Amerykanka Struktura srl; Mariusz Szataniak, datore di lavoro dell'impresa affidataria; e Miroslaw Kolodziejczyk, titolare della Techmibud. L’udienza è già stata fissata al 22 dicembre. La vittima, stando alla ricostruzione fatta dalla Asl e dagli investigatori, aveva indossato i dispositivi di sicurezza anti-caduta, senza però agganciare la corda al sistema di ancoraggio perché risultava inutilizzabile. Il giovane, intento a togliere il silicone dalla parte inferiore della copertura dei lucernai, si sarebbe appoggiato con una mano sull’elemento in plexiglass che cedette, cadendo nel vuoto. La vittima venne rianimata una prima volta sull'elicottero che lo trasportava all'ospedale di Pescara e di nuovo al suo arrivo in ospedale, ma non ci fu nulla da fare. Non è escluso che dopo questa sentenza assolutoria, i legali dei quattro imputati valuteranno anche loro eventuali riti alternativi.

