Operaio 64enne morto folgorato: sindaco e vice a rischio processo

Il pm: gli hanno ordinato di riparare un cavo dell’illuminazione nonostante non fosse la sua mansione Indagati anche un dirigente comunale, un funzionario e l’elettricista che ha realizzato l’impianto
FRANCAVILLA. Gli hanno ordinato di riparare un cavo della pubblica illuminazione nonostante fosse assunto con mansioni di «operaio decespugliatore» e non gli avessero mai fornito i dispositivi di protezione individuale, come guanti isolanti, calzature adeguate, elmetto, visiera di protezione e vestiti ignifughi. Ecco perché il sindaco di Francavilla al Mare Luisa Russo, 56 anni, e il suo vice Wiliams Marinelli, 53 anni, rischiano di finire sotto processo con l’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte del dipendente comunale Giancarlo Carulli, 64 anni, folgorato in via Antonella D’Aquino lo scorso 5 agosto mentre stava lavorando in corrispondenza dei civici 174 e 188.
Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Sono indagate, sempre per cooperazione in omicidio colposo, anche altre tre persone: Roberto Olivieri, 64 anni, di Giulianova, dirigente comunale; Maurizio Basile, 55 anni, di Chieti, all’epoca dei fatti funzionario responsabile del settore lavori pubblici; e Luciano Mangifesta, 64 anni, di Francavilla, nel 2017 esecutore materiale dell’ampliamento dell’impianto di illuminazione pubblica risultato non a norma. Per il pm, dunque, si tratta di una morte che poteva essere evitata ed è stata causata da «imprudenza, imperizia e negligenza», nonché dalla violazione di una serie di disposizioni del decreto legislativo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Le indagini sono state condotte dai carabinieri.
Tra giugno e settembre 2017, Olivieri ha dato corso all’ampliamento e alla trasformazione dell’impianto già esistente. E l’opera è stata realizzata da Mangifesta in assenza di atti tecnico-amministrativi e senza un progetto, tanto da risultare assenti sia la documentazione finale dell’impianto, sia il collaudo. «L’impianto», scrive il pubblico ministero, «risultava in aperto contrasto con le regole di corretta installazione e, in particolare, con le disposizioni di cui alla legge 186 del 1968, richiamanti le norme predisposte dal Comitato elettrotecnico italiano». La nuova linea è stata realizzata a 1,47 metri da quella di media tensione già esistente, mentre – secondo la normativa – la distanza non deve essere inferiore a due metri. Il tutto «risultava in contrasto con la norma tecnica di riferimento anche con riguardo alla derivazione dell’alimentazione». Nonostante l’impianto non a norma, secondo l’accusa, il sindaco e il vice hanno impartito l’ordine di eseguire l’intervento a Carulli, che non ha ricevuto «alcuna formazione da Olivieri, Basile, Russo e Marinelli (gli ultimi due considerati datori di lavoro di fatto, ndr) in materia di sicurezza e salute con specifico riguardo ai concetti di rischio, danno, prevenzione e protezione». Carulli ha eseguito la riparazione insieme a un altro lavoratore, anche lui sprovvisto di formazione specifica, addetto alla manovra del cestello sul quale era posizionata la vittima. Fatto sta che il sessantaquattrenne ha urtato involontariamente i cavi della media tensione, anche in ragione del fatto che fossero troppo vicini alla linea elettrica, rimanendo folgorato e perdendo la vita, cinque giorni dopo, all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dov’era arrivato in condizioni disperazione, con ustioni sul 90 per cento del corpo.
Gli indagati – difesi dagli avvocati Elio Carlino, Marco Femminella, Augusto La Morgia, Federico De Cesare, Manuel De Monte e Patrizia Silvestri – hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
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