Operaio morto caduto dal tetto: 5 indagati tra le imprese dei lavori

Il giovane polacco non era agganciato con la corda perché il sistema di ancoraggio era inutilizzabile Secondo l’accusa non sarebbe stata verificata l’applicazione delle misure di prevenzione e sicurezza
TOCCO DA CASAURIA. Quel drammatico incidente sul lavoro che costò la vita a un operaio polacco si verificò il 24 gennaio scorso. Igor Pawel Majcher, 26 anni, stava lavorando sul tetto di un capannone della ex Merker di Tocco da Casauria, oggi di proprietà della società Viberti-Wielton, quando cadde da un’altezza di 12 metri: il suo cuore smise di battere poco dopo il suo ricovero in ospedale. Per quella morte l’inchiesta della procura, condotta dal sostituto Fabiana Rapino, si è appena conclusa con una lista che conta cinque indagati: tre in più rispetto a quanto emerse subito dopo l’apertura del fascicolo. Questo perché l’indagine dei carabinieri accertò una serie di subappalti, motivo per cui l’elenco degli indagati si è ampliato.
Del reato di omicidio colposo devono rispondere Walter Di Felice, ingegnere direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza; Leszek Krzysztof Bocian, capo squadra dell'impresa esecutrice dei lavori, la Techmibud; Zbyszek Pluciennik, direttore di cantiere dell'impresa affidataria dei lavori Amerykanka Struktura srl; Mariusz Szataniak quale datore di lavorio dell'impresa affidataria; Miroslaw Kolodziejczyk, titolare della ditta Techmibud. Tutti gli indagati sono difesi dagli avvocati Alessandro Perrucci e Gianluca Di Blasio. Ognuno di loro, secondo la procura, avrebbe delle precise responsabilità per quanto accadde quel giorno, in relazione ai lavori di smantellamento di una porzione della copertura dello stabilimento ex Merker.
La vittima, stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori e dagli ispettori Asl, aveva indossato i dispositivi di sicurezza anti-caduta, senza però agganciare la corda al sistema di ancoraggio perché risultava inutilizzabile. Il 26enne era intento a togliere il silicone della parte inferiore della copertura dei lucernai e, facendo questa manovra, si sarebbe appoggiato con una mano sull’elemento in plexiglass del lucernaio che però cedeva, facendolo precipitare per 12 metri.
Gli indagati sono accusati anche di non aver predisposto un «idoneo sistema di registrazione dell'attività di vigilanza aziendale, atto a vigilare e controllare anche a distanza l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e protezione previste; omettevano altresì di vigilare sulla presenza effettiva del preposto durante i lavori sulle coperture, consentendo che vi fossero due orari diversi di lavoro per maestranze e preposti alla sicurezza, differenti di almeno un’ora». Agendo con tale negligenza, avrebbero permesso all’operaio polacco di iniziare i lavori di smontaggio del lucernaio in assenza del direttore della ditta affidataria Amerikanka Struktura.
A Di Felice il pm contesta di non aver verificato «l’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici dei lavori, il corretto adempimento da parte delle stesse, degli obblighi informativi verso i lavoratori circa i rischi e le idonee misure di prevenzione e protezione». La procura ha poi contestato una serie di violazioni del decreto legislativo 81 del 2008 che disciplina tutta la materia della sicurezza sui luoghi di lavoro. La vittima giunse dalla Polonia con una delle ditte incaricate dei lavori. Immediatamente dopo la caduta venne lanciato l’allarme dai suoi colleghi e arrivò anche un elicottero del 118 per trasportare più velocemente l’operaio all'ospedale di Pescara. Il giovane venne rianimato una prima volta sull’elicottero e di nuovo al suo arrivo in ospedale, ma subito dopo il ricovero il suo cuore si fermò.
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