Operaio muore schiacciato dalla ruspa

Antonio Cavallucci, 58 anni, era originario di Caramanico. Il mezzo si è ribaltato in un cantiere in provincia di Potenza
CARAMANICO TERME. Un operaio di 58 anni, Antonio Cavallucci, residente nella frazione Scagnano-Sant'Elia di Caramanico Terme, tre giorni fa ha perso la vita durante il lavoro in un cantiere allestito sulla strada che collega le località di Tito e Brienza, in provincia di Potenza, nei pressi della Cappella della Madonna degli Angeli.
Un improvviso cedimento del terreno sarebbe stata la causa del ribaltamento dell'escavatore con il quale stava operando per la movimentazione terra nella scarpata che sovrasta il nastro stradale. Il mezzo, per cause ancora in via di accertamento, sarebbe scivolato lungo il costone da una altezza di circa 20 metri e, ribaltadosi, ha prima proiettato il suo conducente sulla carreggiata asfaltata della strada sottostante e poi ha finito per schiacciarlo.
Sebbene gli immediati soccorsi del 118 e l'arrivo dei vigili del fuoco, allertati dai colleghi che purtroppo hanno assistito impotenti all'accaduto, per l'operaio, estratto dopo aver rimosso il mezzo che lo schiacciava, non c'è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del comando stazione di Brienza che hanno aperto un fascicolo sul caso per ricostruire la dinamica dell'incidente.
La notizia, già dalla tarda sera di lunedì, si è diffusa rapidamente in paese e nelle contrade del territorio dove l'uomo era molto conosciuto e tante sono state le esternazioni di dolore e di solidarietà giunte alla famiglia, la moglie Carmela e le due figlie Martina e Lucia, anche da parte dell'amministrazione comunale.
Sulla vicenda sono intervenuti anche i segretari delle organizzazioni sindacali lucane di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, rispettivamente Carmine Lombardi, Michele La Torre e Michele Palma, che ieri hanno dato vita ad un’assemblea permanente dei lavoratori, mentre per la Fillea Cgil di Pescara è intervenuto il segretario provinciale Gino Marinucci che, in un documento intitolato «Morire per lavorare», ricorda uno degli ultimi colloqui avuti con la vittima. Cavallucci, dopo tanti anni di lavoro svolti in cantieri lontano da casa, aveva espresso il desiderio di voler andare in pensione. «Da gennaio ad oggi sono 32 le vittime sul lavoro», dice Marinucci, «mai come oggi necessitano interventi per rompere questa catena di gravi incidenti. Chiediamo più corsi di formazione sulla sicurezza per tutti gli operatori del settore edilizio, sia per le imprese, che per i progettisti e i coordinatori della sicurezza, i addetti a seguire i lavori nei cantieri». La salma tornerà in paese dopo la liberatoria dell'autorità giudiziaria.
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