Operatrice sanitaria racconta il suo calvario con il Covid

10 Maggio 2020

«Ho fatto il tampone il 9 aprile e il risultato della positività è arrivato solo quattro giorni dopo. Nel frattempo ho continuato a lavorare in ospedale». A raccontare la sua esperienza con il...

«Ho fatto il tampone il 9 aprile e il risultato della positività è arrivato solo quattro giorni dopo. Nel frattempo ho continuato a lavorare in ospedale». A raccontare la sua esperienza con il coronavirus è Silvia Catena, 44 anni, di Francavilla, operatrice sanitaria all'ospedale di Ortona. «Sono stata asintomatica fino al 14 aprile. Fino all'esito del tampone, in base a quelle che sono le leggi, ho dovuto continuare a lavorare. Probabilmente ero positiva già da prima del giorno in cui ho fatto il test». Poi prosegue: «Sono stata malissimo, ma non avuto mai un decimo di febbre. Dopo i primi sintomi tra cui l'assenza di gusto e olfatto, sono stata costretta a chiamare il 118 per farmi portare in ospedale». Nel frattempo però il compagno, la mamma e il figlio dodicenne sono ancora in attesa di controlli: «Il mio compagno è risultato negativo a un primo tampone, ma non ne è mai stato fatto un secondo. Ha sempre avuto dei leggeri sintomi, ma per legge dopo le due settimane di quarantena sarebbe potuto uscire. Domani mattina (oggi) dopo tanta insistenza, finalmente vengono a fare il tampone sia a lui sia a mio figlio. Purtroppo, senza sintomi sei obbligato ad andare a lavorare. Nella sfortuna, la sua fortuna è stata proprio quella di avere questi piccoli sintomi che hanno permesso al medico di dargli la malattia, altrimenti sarebbe stato un pericolo anche sul luogo di lavoro». Poi fa una considerazione: «La malattia non guarda l'età e non colpisce solo gli anziani. L'ho presa io e anche mio figlio ha dei sintomi. Stiamo attenti, usiamo le mascherine e manteniamo le distanze, è importante». Infine parla di aiuti e discriminazioni che un malato può incontrare: «Ho conosciuto persone dolcissime che mi hanno portato la spesa a casa fidandosi della mia promessa di pagamento, ovviamente onorata. Così come ringrazio il mio medico di famiglia che non mi ha lasciata sola un solo giorno. Allo stesso tempo ho trovato anche chi mi ha detto “Ma come ci pensi che vengo a portare la spesa a casa di una persona malata?». (ads)