Ora resta l’ultimo treno dei decreti d’urgenza
ROMA. La questione banche (con la soluzione statale per Mps in prima fila); i nodi aperti con gli enti locali (dalla ripartizione del maxi-fondo ad alcune misure per le zone terremotate dell'Emilia e...
ROMA. La questione banche (con la soluzione statale per Mps in prima fila); i nodi aperti con gli enti locali (dalla ripartizione del maxi-fondo ad alcune misure per le zone terremotate dell'Emilia e dell'Abruzzo); la norma Ilva, con i 50 milioni da destinare alla situazione sanitaria di Taranto; il decreto Milleproroghe. Questi i nodi che rimangono aperti con la decisione di blindare la manovra al Senato e approvarla in via definitiva con "fiducia tecnica" entro oggi pomeriggio, in sole due letture.
L’EREDITÀ. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, si sta pensando di lasciare in eredità al Parlamento per l'anno nuovo due o tre decreti d'urgenza da varare in fretta entro il 31 dicembre: uno sulle banche; uno per recuperare misure che sarebbero dovute entrare in manovra, dalla norma Ilva alla ripartizione del fondo degli enti locali; e il consueto decreto Milleproroghe. Tra le possibilità che si stanno vagliando, c'è quella, se necessario, di varare un decreto Banche già questa domenica.
LE BANCHE. Primo grande capitolo, quello di Mps: se i mercati non permetteranno alla banca di gestire in autonomia il necessario aumento di capitale da 5 miliardi di euro, lo Stato interverrebbe con una soluzione che potrebbe prevedere ad esempio la sottoscrizione di Mps bond.
Nello stesso decreto il governo introdurrebbe anche la misura sul fondo di risoluzione già inserita in manovra, poi stralciata dalla Camera e che l'Esecutivo non è riuscito a reintrodurre nè nel dl Fisco nè nella stessa legge di Bilancio.
La misura permetterebbe alle grandi banche di rifinanziare il Fondo di risoluzione bancario con elargizioni aggiuntive da spalmare fiscalmente in bilancio su cinque anni.
Questa misura permetterebbe di rimpinguare il Fondo, che ha ricapitalizzato per 1,8 miliardi di euro le quattro good bank (Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e CariFerrara).
Allo stesso modo nel decreto dovrebbero entrare le misure sulle Dta e le Bcc che il Governo aveva inserito nell'emendamento banche, presentato alla manovra alla Camera e poi dichiarato inammissibile.
LE POPOLARI. In questo ipotetico decreto non dovrebbero invece entrare al momento misure sulle banche popolari, benché buona parte di parlamentari, della maggioranza e delle opposizioni, ha spinto per innalzare da 8 a 30 miliardi la soglia limite di utili oltre la quale una banca popolare deve trasformarsi in Spa.
Finalità prioritaria era quella di "salvare" la Popolare di Bari dalla trasformazione imminente, che porterebbe la banca a una crisi sicura.
Nel frattempo è arrivato però il congelamento della riforma delle Popolari, con il Consiglio di Stato che ha bocciato la parte della riforma sulla possibilità di recesso dei soci e ha rimesso la decisione finale alla Corte costituzionale.
In attesa di questa sentenza la trasformazione per la Pop di Bari dovrebbe essere rinviata e sembra escluso che il governo possa intervenire su una norma prima ancora che i giudici si esprimano.

