Ora un caso su due è Omicron

27 Dicembre 2021

L’allarme di Stuppia: è impennata record, sono centinaia. Il sistema rischia di andare in crisi

PESCARA. A far schizzare in alto il numero dei contagi nei giorni a ridosso del Natale, in Abruzzo è stato l’effetto combinato della variante Delta e della nuova variante Omicron: le due versioni del virus ormai si dividono equamente la presenza sul territorio. La variante sudafricana è infatti ancora più contagiosa della prima e in soli dieci giorni di presenza in regione avrebbe raggiunto già una percentuale del 50% sul totale dei positivi.
LA CACCIA IN ABRUZZO
In realtà manca ancora uno dato a livello regionale, ma i numeri del Chietino sono rappresentativi: «In provincia i casi variante Omicron sono il 50% del totale», certifica infatti Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di Genetica molecolare - Test Covid-19 dell’Università D’Annunzio, che processa direttamente i tamponi molecolari del Chietino e poi ne sequenzia geneticamente alcuni a campione. «Ci sono gruppi di tamponi in cui troviamo solo Omicron, che sta avanzando molto rapidamente. I suoi numeri, però, non sono sufficienti per giustificare da sola l’impennata record di casi. La Delta è infatti ancora presente. Ci stanno quindi colpendo entrambe», aggiunge Stuppia, «in questa fase stiamo cercando capire se ci sono veri e propri focolai della nuova variante sudafricana. Al momento sappiamo che molti casi sono importati da altre zone d’Italia». Poi torna a lanciare il suo appello: «Il sistema di tracciamento e analisi rischia di andare fuori controlli, si è già superata la capacità massima. È necessario intervenire, per esempio dando priorità ai tamponi più urgenti, come quelli di chi deve sottoporsi a operazioni chirurgiche non differibili».
Se nel Chietino solo ieri i casi sospetti di Omicron sono stati un centinaio, nelle altre province abruzzesi – dove le prime analisi sui tamponi vengono eseguite dalle Asl e non sempre con kit che individuano la variante – i casi sospetti sono pochissimi: un solo caso infatti del Pescarese, una decina tra Teramano e dell’Aquilano.
Per queste ultime due, nei giorni scorsi l’Istituto Zooprofilattico di Teramo guidato dal direttore Nicola D’Alterio ha sequenziato geneticamente e confermato tutti i casi sospetti finora emersi ufficialmente: 6 per l’Aquilano e 4 per il Teramano.
PERCHé FA PAURA
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rischio derivato dalla diffusione di Omicron è molto elevato per via della sua maggiore trasmissibilità rispetto alla Delta. Potrebbe quindi mettere in grande sofferenza i sistemi sanitari, nonostante i primi studi preliminari parlino di una minore gravità e letalità. (l.t.)