Ore 18: c’è il coprifuoco in centro Spaccio e degrado, scatta l’allarme

25 Settembre 2020

La zona intorno ai giardinetti della stazione diventa il regno della droga, timore tra i commercianti Ubriachi e senzatetto si ritrovano davanti al muro simbolo dei bombardamenti. Molestie ai passanti

PESCARA. «Lo sanno tutti cosa succede qui intorno dalle 18 in poi: lo vediamo noi che ci abitiamo, ne sono a conoscenza le forze dell’ordine e, soprattutto, sono informati tutti coloro che arrivano per acquistare la droga». È l’altra faccia del centro città. Il lato oscuro che emerge dai racconti, sempre sottovoce, per paura di ripercussioni, di chi vive o gestisce le attività commerciali nel quadrilatero sempre più multietnico che si allarga dai giardinetti del piazzale della stazione, tra via De Amicis, corso Vittorio Emanuele, via Martiri Pennesi, via Quarto dei Mille e piazza Santa Caterina.
Di giorno zona di passaggio e di passeggio, vista la densità di uffici e la vicinanza con la stazione centrale, con il terminal bus e con le strade dello shopping. Dalle 18 in avanti, invece, diventa il regno dello spaccio. Tutti i giorni, anche sotto la pioggia, gruppi di stranieri e italiani, spesso in bicicletta, si appostano sotto i portoni delle abitazioni e all’angolo di piazza Martiri Pennesi, proprio dove il sindaco Carlo Masci nel mese di luglio ha demolito il manufatto in muratura, considerato un simbolo del degrado. È lì che attendono i clienti per lo smercio della droga. Poco più avanti, proprio davanti al muro in corso Vittorio Emanuele che ricorda le oltre 5.000 vittime dei bombardamenti del 31 agosto e del 14 settembre 1943, durante la seconda guerra mondiale, altri gruppi di stranieri e senza fissa dimora si riuniscono per bere e bivaccare. Oltre agli assembramenti, vietati per legge con l’emergenza sanitaria in atto, il problema maggiore è che gli ubriachi, a una certa ora, diventano rumorosi e aggressivi, disturbando i residenti e molestando i passanti e chi rientra a casa dal lavoro. I resti del cibo consumato la sera prima, i pezzi delle bottiglie di vetro in frantumi e i cartoni di vino svuotati li ritrovano ogni mattina gli operatori di Ambiente, la municipalizzata che gestisce lo spazzamento e l’igiene, sui marciapiedi, sulle scalinate e sul muretto di cinta dello spazio verde, trasformato qualche anno fa in area per lo sgambettamento dei cani.
«Ormai la sera non esco più di casa perché vengo sistematicamente circondata da quatto-cinque persone», racconta una donna che abita al quarto piano di un palazzo di corso Vittorio Emanuele e la cui finestra si affaccia proprio sui giardinetti del terminal bus della stazione, «quel muro con la bandiera italiana e la corona dedicata alle vittime dei bombardamenti dovrebbe essere il simbolo di Pescara, invece dal pomeriggio diventa un orinatoio degli extracomunitari. C’è chi si abbassa i pantaloni senza vergogna, davanti alla gente che passa, per urinare o defecare. È uno spettacolo indecoroso». «Ogni anno i politici vengono qui a fare passerella», aggiunge Vittorio del bar Lucio, «si fanno fotografare durante la cerimonia. Ma lo scorso anno mentre loro celebravano i morti c’era una persona che faceva pipì alle loro spalle. Quest’anno, invece, hanno portato la corona d’alloro e poi hanno lasciato sul muretto, per una settimana, il cellophane in cui era avvolta».
Qualche giorno fa, anche il sindaco Masci aveva pubblicato sui social una foto con i getti ad alta pressione delle idropulitrici sganciati contro il muro dei bombardamenti, sottolineando poi di aver chiesto al comandante della polizia municipale Danilo Palestini la massima attenzione per un luogo definito «di testimonianza e di ricordo» perché «i simboli vanno rispettati, per chi ci ha preceduto, per noi e per chi verrà dopo di noi».
«Molte cose sono state fatte bisogna dirlo», avverte un altro esercente, Enzo Palladinetti, titolare del bar Lucio, «ma tante altre ce ne sarebbero da fare. I giardinetti, di giorno, da quando sono stati transennati sono più tranquilli, non si vedono più gli assembramenti di una volta. Ma gli altri problemi di ordine pubblico ci sono». Un altro disagio molto sentito, ad esempio, sono le biciclette e i monopattini che sfrecciano ad alta velocità sui marciapiedi a ogni ora, rischiando di investire passanti e commercianti. «Usiamo i cartelli dei gelati come distanziatori», avverte Enzo Palladinetti, «perché se usciamo con i vassoi per portare il caffè rischiamo di essere travolti. Questi mezzi sono pericolosissimi. Anche la farmacista qui vicino a momenti veniva investita». «Il vero problema di questa zona è la mancanza di servizi», rimarca Angelo del bar Terminal, «non c’è un bagno, non c’è una pensilina, ma ci sono solo poche panchine in marmo per chi aspetta l’autobus, sia con il caldo e sia con il freddo».
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