Ore e ore sotto il sole a 20 euro al giorno

1 Aprile 2017

Agromafie, il dramma degli invisibili sfruttati e senza diritti

di Nino Motta

AVEZZANO

L. a domanda aleggia come un fantasma nella sala convegni dell’ex Arssa di Avezzano. La prossima campagna agricola, del resto, incombe. E migliaia di extracomunitari provenienti soprattutto dal Nordafrica sono attesi dal lavoro nei campi. Verranno messi in regola, oppure, com’è accaduto in passato, tanti dovranno lavorare in nero per 20-25 euro al giorno? Lo si vedrà presto. Intanto, ad Avezzano, dove il banco di prova si concentrerà nel Fucino, cuore pulsante dell’agricoltura abruzzese, si prova ad affrontare la questione in anticipo. L’occasione è l’iniziativa su “Agromafie e caporalato”, tema del convegno ospitato proprio all’ex Arssa. E organizzato, dall’associazione Conapi e dal Centro di servizio per il volontariato della provincia dell’Aquila, in collaborazione con la Opinjobmetis, il gruppo Sicurform e il portale telematico del lavoro.

Non solo agricoltura. Un tema tornato di stretta attualità. Specie dopo l’ultima inchiesta dei magistrati aquilani sulla ricostruzione post terremoto che lo ha riproposto sul versante dell’edilizia. Altro settore, oltre a quello agricolo, ad alto rischio caporalato. E sul quale sono intervenuti il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio, l'assessore regionale Dino Pepe, la dirigente del Dipartimento agricoltura della Regione Maria Antonietta Fusco, Gino Milano, Paolo Cupo, docente di Economia all’Università di Napoli, l’avvocato Gino Belisari, la consulente del lavoro Rosa Pestilli ed Elisabetta Fugazzi. Al centro del dibattito, la legge 199, approvata lo scorso anno dal Parlamento, proprio per contrastare il fenomeno del lavoro nero e del caporalato in agricoltura. Una normativa sulla quale, per la necessità di disporre finalmente di una legge che contrasti efficacemente fenomeni di utilizzo improprio di manodopera agricola che alimentano rischi di infiltrazioni criminali, tutti i presenti hanno espresso apprezzamento.

Sulla pelle dei lavoratori. Senza contare che, ad essere penalizzati di più dalla piaga del lavoro nero, sono innanzitutto gli imprenditori onesti. Che mettono in regola i propri dipendenti, versano regolarmente i contributi e sono costretti a subire la concorrenza sleale di sfruttatori senza scrupoli. «Da qui l’esigenza», ha sottolineato l’assessore regionale Dino Pepe, «di liberare il mondo agricolo da questa infezione». La cura dovrebbe essere proprio l’ultima legge sul caporalato. Ma la normativa nata, come ha spiegato l’avvocato Belisari, «per colpire coloro che accumulano ricchezze sulla pelle dei lavoratori», basterà, da sola, a debellare questa piaga, senza una presa di coscienza collettiva? La dirigente regionale del Dipartimento agricoltura Maria Antonietta Fusco, in ogni caso, ha assicurato una vigilanza costante e capillare affinché la legge venga applicata. Non solo per quanto riguarda il rapporto di lavoro, ma anche la sicurezza e le condizioni abitative.

La lezione di don Sciarra. Gino Milano, che ha fatto anche da moderatore del convegno, ha ricordato la figura di don Antonio Sciarra, direttore della Caritas diocesana e poi missionario in Albania, che aveva fatto dell'accoglienza degli extracomunitari il punto di forza del suo sacerdozio. E ha auspicato un territorio «più giusto» e «più solidale». Il sindaco Di Pangrazio, a sua volta, ha posto l'accento sulle difficoltà che gli imprenditori agricoli oggi incontrano per mandare avanti l'azienda. «Spesso», ha detto il primo cittadino, «quello che guadagnano non basta a coprire le spese. Da qui la necessità di un sistema distributivo, che elimini la filiera degli intermediari. A trarne vantaggio sarebbero sia gli agricoltori che i consumatori».

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