Orlando: «Giù le mani dal Borsacchio, la natura va protetta»

E Boccia accusa Marsilio sull’autonomia differenziata: il presidente uscente si è venduto svendendo l’Abruzzo
PESCARA. «Questa destra con ciò che è accaduto con il taglio della Riserva naturale del Borsacchio ha confermato - se ancora ce ne fosse bisogno - tutta la sua scarsa lungimiranza e la poca attenzione ai temi della natura. Un atteggiamento che la dice lunga sulla visione degli amministratori del centrodestra in una regione come l’Abruzzo conosciuto fino a pochi anni fa come il cuore verde d’Europa».
Le prime parole di Andrea Orlando, già ministro dell’Ambiente del governo Letta, nel corso del suo tour elettorale nel Teramano, sono state proprio per le tematiche ambientali e per la «miopia degli amministratori regionali abruzzesi che sembrano dimenticare le potenzialità turistiche ed economiche legate ad esse».
Orlando è stato accolto ieri dal candidato Robert Verrocchio e da un nutrito gruppo di sostenitori prima a Torre Cerrano, subito dopo nel centro visite della Riserva Regionale del Wwf dei calanchi ed infine ha incontrato molti cittadini a Roseto, soffermandosi proprio sulle vicissitudini del Borsacchio.
L’ex ministro non si è sottratto alle domande sulla vittoria del centrosinistra in Sardegna: «Dobbiamo fare in modo che non rimanga un episodio, ma sia un primo passo concreto verso un percorso di unità. Chiamatelo come volete, campo largo, campo allungato, l’importante è che la politica si ritrovi intorno alle tematiche più sentite dagli strati sociali più deboli come la sanità, il lavoro, l’assistenza. L’unità dello schieramento dà i suoi frutti, lo abbiamo visto, ora sta a noi coltivarla».
E ancora: «In Abruzzo c’è un’alternativa alla destra, chi è deluso dalla prova di governo regionale può sostenere con convinzione Luciano D'Amico alla presidenza della Regione. Un'opportunità per riprendere in mano il destino di una comunità. Parlano di autonomia a Roma ma con Marsilio di autonomia da Roma se ne è vista poca. Pensiamo anche alle vicende delle riserve naturali, a quella del Borsacchio e alla costa dei Trabocchi. È prevalsa un’idea miope dello sviluppo», ha affermato Orlando, «oggi le riserve e i parchi non sono solo un investimento per preservare il territorio, sono anche uno dei principali fattori di attrazione economica. Invece, passando sulla testa degli amministratori locali, dei rappresentanti dei cittadini si sono cancellate queste opportunità».
Infine, da ex ministro anche al Lavoro, il dem ha osservato che «a differenza di quanto detto, sui dati sull'occupazione raccontati secondo le convenienze di parte, vizio comune ad altri governatori di destra, è calato, come denunciato dal Pd, il numero di imprese attive nella regione e sono state chiuse più di 500 imprese artigiane ogni anno. Una spaventosa perdita di capacità produttiva e di lavoro cui l'amministrazione di destra, non ha saputo o voluto reagire». Ma ieri è stato anche il giorno di un altro ex ministro, Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd, intervenuto ad Atessa e Lanciano insieme a Daniele Marinelli, segretario regionale del partito.
Tema attuale e centrale: l’autonomia differenziata. «Mi verrebbe da dire Marco Marsilio batti un colpo sull'autonomia differenziata! Nel dibattito di questi mesi sullo scellerato ddl Spacca Italia Marsilio è scomparso, è diventato improvvisamente silente. Ha piegato la testa a Calderoli e svenduto l'Abruzzo alla Lega», ha sottolineato Boccia.
«L'Abruzzo ha bisogno di voltare pagina, gli abruzzesi hanno bisogno di un presidente di Regione come Luciano D'Amico che sui tavoli nazionali si batta per i loro interessi, che faccia delle battaglie per offrire servizi migliori ai cittadini su scuola, sanità, trasporti, assistenza. Non di un presidente che sacrifica il proprio territorio per la becera propaganda di un governo che ha girato le spalle al Mezzogiorno. La verità», ha continuato Boccia, «è che Marsilio ha fallito senza appello sulle aree interne, sulla sanità, sul dimensionamento scolastico. E non mi stupisce, è l'unico caso di presidente pendolare. Il presidente deve vivere tra la gente, negli ospedali, per capire i reali problemi e le reali esigenze dei propri concittadini».
E poi: «Ci volevano la campagna elettorale, e la sconfitta in Sardegna che ancora brucia alla destra, per far riscoprire al governo improvvisamente le priorità dell'Abruzzo. Peccato però che lo faccia con il gioco delle tre carte!», ha esclamato l’ex ministro riferendosi al rifinanziamento della Pescara-Roma. E infine: «Le opposizioni quando si uniscono possono vincere le elezioni e la Sardegna lo dimostra». (l.c.)
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