Orsetti, notte di ricerche: speciali reti per la cattura

3 Settembre 2023

L’operazione nei luoghi degli avvistamenti: impiegati 75 soccorritori nella Marsica Un’ordinanza per allontanare i curiosi. Sarà il ministero a decidere sulla loro sorte

SAN BENEDETTO DEI MARSI. I due cuccioli di Amarena vagano ancora spaesati tra le campagne intorno a San Benedetto dei Marsi. Li hanno avvistati tra le sterpaglie nei pressi del cimitero comunale, poi ancora vicino al confine con Venere frazione di Pescina. In serata, allo scoccare delle 21, l’ultima segnalazione: ancora in quell’area. Ma in tutti i casi sono sfuggiti alla cattura, nonostante il grande impiego di uomini e mezzi tra carabinieri forestali e guardiaparco. Le squadre miste, composte anche da biologi e veterinari, hanno sfidato la notte per trarre in salvo i piccoli orsi, che vagano in solitaria da ormai quarantotto ore: si sono dileguati nel buio – tra giovedì e venerdì – dopo che un colpo di fucile ha ucciso mamma orsa e aperto uno squarcio nel cuore dell’Abruzzo. Si erano divisi ma ieri si sono ritrovati. L’uno di fianco all’altro. Dopo il primo tentativo di cattura andato a vuoto tra venerdì e sabato, ieri militari e guardiaparco hanno setacciato una vasta area nei dintorni del luogo in cui è stata freddata l’orsa, alla periferia del paese. Una villetta bianca lungo via Valeria a metà tra le vette del Sirente e la piana del Fucino. Il piazzale poco distante è diventato il cuore pulsante delle ricerche mentre un presidio fisso di carabinieri continua a sorvegliare l’abitazione di Andrea Leombruni, dopo le minacce di morte subite dall’allevatore. L’altro lato della medaglia di una storia in cui l’unico lieto fine sembra diventato il salvataggio dei cuccioli. Un’attività di ricerca complessa: nella zona sono impegnati più di 60 tra carabinieri e carabinieri forestali, 15 guardiaparco, in più un elicottero dei forestali e un drone con telecamera termica a bordo. Mai il Parco si era messo sulle tracce di due cuccioli senza madre. E mai così tanti uomini e mezzi erano scesi in campo. Il risultato è stato l’avvistamento degli animali a un paio di chilometri in linea d’aria dal punto in cui hanno fatto perdere le tracce. La zona è ricca di arbusti e gli orsetti, forse ancora spaventati, si sono rintanati tra le sterpaglie per tutto il giorno, per poi ricominciare a gironzolare al calare del sole. Ma prelevarli è impresa ardua.
Le ricerche e i curiosi
Ventiquattro ore convulse. Estenuanti. In cui al dramma per l’uccisione di Amarena da parte di Leombruni, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Avezzano, si legano le preoccupazioni per la sorte dei due orsi. Si tratta di esemplari con 8 mesi di vita, ancora impreparati a procurarsi il cibo e convivere con l’ambiente che li circonda. Solitamente, infatti, i cuccioli hanno bisogno di un anno e mezzo di svezzamento prima di potersi muovere in autonomia. Il timore è che i figli di Amarena possano diventare prede di altri animali selvatici o cani randagi. Non hanno di certo giovato alle ricerche i tanti curiosi che – durante la prima notte delle operazioni – hanno raggiunto San Benedetto per mettersi sulle tracce dei figli di Amarena: va ricordato, infatti, che la massiccia presenza dell’uomo tende a spaventare ancora di più gli animali. Lo ha ripetuto ancora una volta il Parco: «Invito tutti a non muoversi e a farci fare il nostro lavoro», ha detto il direttore Luciano Sammarone prima che il sindaco Antonio Cerasani emanasse un’ordinanza per il divieto di avvicinamento – oltre che agli animali – alle squadre impegnate nelle ricerche. Un provvedimento sollecitato proprio dall’ente naturalistico e arrivato in seguito all’appello del governatore Marco Marsilio.
La cattura
Anche le operazioni di cattura sono risultate complicate. Gli orsetti non possono essere narcotizzati. È per questo che i guardiaparco hanno optato per un sistema di trappole e reti: una volta individuati dall’alto, una squadra a terra avrà il compito di lanciare una rete per prelevarli. Per il reinserimento in natura, però, ogni decisione spetta al ministero dell’Ambiente e all’Ispra, che continuano a monitorare le ricerche. Sono state posizionate inoltre diverse trappole con esca in alcuni punti considerati sensibili. Due di queste proprio all’interno del giardino in cui Leombruni ha sparato e ferito a morte Amarena. La speranza dei guardiaparco è che i cuccioli, richiamati dalle tracce organiche della madre, possano tornare sul luogo dell’uccisione.
Droni ed elicottero
L’elicottero dei carabinieri forestali si è alzato in volo alle 11 in punto per una prima perlustrazione. Dopo la sospensione nel pomeriggio, l’attività è stata ripresa all’imbrunire. Importante anche il supporto in termini tecnologici: dal comando dei carabinieri dell’Aquila è arrivato uno speciale drone dotato di telecamere termiche. Lo stesso utilizzato per scovare il killer “Igor il Russo” tra le campagne del Ferrarese. Ma dei cuccioli nessuna traccia fino a sera, quando alle 21 (una manciata di minuti dopo l'avvio delle operazioni) arriva la segnalazione di un nuovo avvistamento e sempre nella zona della Rupe di Venere.
La comunità
Era stato il sindaco Cerasani a evidenziare come i primi avvistamenti in paese di Amarena e dei cuccioli risalissero allo scorso 30 agosto. L’orsa aveva fatto razzia di polli e bestiame. I tre animali erano stati filmati meno di un mese fa nella vicina Pescina. Un video – cliccatissimo sui social – in cui gli automobilisti si erano fermati per consentire alla famigliola di attraversare la strada. E ora, nella giornata successiva alla morte dell’orsa simbolo d’Abruzzo, la comunità di San Benedetto dei Marsi è divisa tra lo sconcerto per la tragica fine e la condanna per l’odio caduto sulla testa di Leombruni, allevatore di 56 anni e titolare di una storica norcineria. A preoccupare, di certo, sono le ripercussioni sull’immagine del paese marsicano: «Vi invito a non etichettare una città intera», ha scritto su Facebook il sindaco Cerasani poche ore dopo l’accaduto, condannando il gesto. Per le minacce di morte subite, un presidio di carabinieri sorveglia h24 l’abitazione di Leombruni, barricatosi tra le mura domestiche. Lontano dagli haters e, forse, per iniziare a dimenticare questa storia ancora senza lieto fine.
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